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lunedì 31 gennaio 2011

Animali selvatici

Per fotografare gli animali selvatici in primo luogo vi serve un buon tele, dai 300mm in su, serve che sia luminoso e che sia stabilizzato o lui o la macchina fotografica. Senza queste cose difficilmente potrete portare a casa foto soddisfacenti.

Gli animali selvatici sono diffidenti e si spaventano facilmente quindi bisogna fotografarli da lontano a meno che non siano abituati alla presenza dell’uomo quindi dovete sempre ricordarvi di muovervi in silenzio, anche se siete in più persone altrimenti scapperanno prima ancora che possiate vederli. Un esempio tipico sono i cerbiatti, hanno un udito molto sensibile e avvertono il vostro avvicinarsi fin da quando siete lontani quindi se volete fotografarli avete due possibilità, muovervi rapidamente ed in silenzio cercando di incrociarli oppure appostarvi ed aspettare che passino vicini ma dovete conoscere i sentieri che battono abitualmente.

Fate attenzione ai profumi, ai dopobarba ed ai deodoranti, sono odori molto forti e gli animali selvatici li sentono e ne stanno alla larga.

Cercate sempre di uscire in giornate soleggiate perché i tempi dello scatto devono essere molto rapidi e se necessario impostate manualmente gli iso su valori medio-alti in caso di luce scarsa così da avere sempre tempi brevi. Questo accorgimento vi permetterà anche di evitare il micro-mosso dovuto al vostro tremolio che con obiettivi con lunghezza focale spinta viene notevolmente amplificato.

Io quando vado in bosco mi porto il minimo indispensabile a livello di attrezzatura, solitamente solo la macchina fotografica con già su il teleobiettivo, una batteria di scorta ed un panno per pulire la lente, tutto il resto è solo ingombro inutile che oltre a rallentare la marcia rischia anche di fare inutile rumore.

Un dettaglio spesso trascurato, che riguarda più i maschi è la pipì…molti magari trovandosi in bosco ed avendone bisogno si mettono a fare la pipì liberamente…non c’è nulla di male ovviamente ma gli animali usano l’urina per marcare il territorio e fare la pipì vuole dire andare a segnalare la propria intrusione a qualsiasi animale di passaggio che se ne starà ben alla larga da noi o dal sentiero che abbiamo imboccato.

A proposito di sentieri evitate quelli belli larghi e trafficati, a parte qualche uccello avrete ben poche speranze di incrociare animali selvatici, scegliete quindi quelli piccoli, appena visibili perché molto probabilmente sono quelli usati proprio da cerbiatti o cinghiali quando si spostano. Osservate il terreno mentre camminate, gli escrementi sono sempre buoni indizi per capire se in zona c’è qualcosa da fotografare o no ed osservate anche se a terra vi sono segni evidenti per esempio di piccoli scavi perché i cinghiali riescono a fare anche delle belle buche in cerca di cibo.

Per la fotografia oltre a valutare la luce vi consiglio anche di impostare l’esposizione sul singolo punto centrale così come la messa a fuoco, eviterete in tal modo foto in cui il soggetto potrebbe essere male esposto perdendo magari uno scatto potenzialmente bello.

Non portatevi dietro cibo da spargere per attirare gli animali, le foto naturalistiche devono essere tali, potete farlo nei parchi per attirare i passeri ed i pettirossi ma in un bosco andrebbe solamente a rendere innaturale la fotografia.

Voglia di camminare, questa è fondamentale, non andate in bosco se non vi piace camminare per ore su e giù per i sentieri e non portatevi dietro delle lagne, le foto naturalistiche o si fanno da soli oppure in un gruppo ben affiatato che sa come muoversi e cosa vuole ottenere. Se vi portate dietro qualcuno che ha solo voglia di fare la scampagnata vi ritroverete probabilmente in un prato a fare merenda o si lamenterà continuamente facendovi perdere le “prede”.

La caccia fotografica si svolge esattamente come la caccia con i fucili con la differenza che gli animali invece di ammazzarli inutilmente li dovete fotografare, cosa a mio avviso ben più nobile e degna di nota.

 

 

 

 

sabato 29 gennaio 2011

Rumore digitale

Probabilmente avrete sentito parlare del rumore digitale e forse avete un'idea di cosa sia ma magari non è così e quindi ci dedico qualche riga.
Partiamo dalla pellicola, ricordate che sulle confezioni dei rullini c'era un numero? Ad esempio Kodak 100, Kodak 200, Kodak 400 eccetera? Quel numero rappresentava gli ASA, l'unità di misura che diceva al fotografo quanto sensibile alla luce fosse quella determinata pellicola. Quel numero era fondamentale perchè una volta preso il rullino bisognava usarlo tutto o riavvolgerlo precocemente se si doveva sostituirlo con una sensibilità diversa. Quello che è importante sapere è che maggiore era quel numero e maggiore era la sensibilità della pellicola alla luce però al contempo la qualità della foto diminuiva all'aumentare del numero ASA. In che senso?
Se prendevate una pellicola 100 ASA e facevate una foto non notavate nulla nella stampa, se ne prendevate una a 800 ASA invece potevate vedere in stampa un disturbo, una grana che rendeva la foto "polverosa", questo era dovuto al fatto che i sali delle pellicole con ASA elevati erano molto grossi e restituivano tale peculiarità anche in fase di stampa.
Ecco una foto d'esempio:


Oggi gli ASA sono stati sostituiti dagli ISO e le pellicole dai sensori ma il concetto base non cambia, all'aumentare della sensibilità cui porterete il vostro sensore vedrete sempre maggiore grana nella foto e questa grana oggi viene comunemente chiamata rumore digitale. Questo disturbo, questo rumore è dovuto al fatto che mano a mano che cala la luce che va a colpire il sensore i singoli pixel che lo compongono hanno sempre maggiore difficoltà a riconoscere i dettagli e così iniziano ad impastarli nel tentativo di ricostruire l'immagine che state inquadrando.
Ogni fotocamera si comporta diversamente con il rumore e più grande è il sensore e minore esso sarà quindi è ovvio che i risultati peggiori con poca luce e sensibilità ISO elevate li avrete con le compatte e migliori con le reflex.
Personalmente ritengo tutta questa critica al rumore un pò inutile, si conviveva tranquillamente con la grana quando c'era la pellicola e non vedo perchè oggi ci si debbano fare tanti problemi, senza contare poi che se stampate le vostre foto gran parte di quel disturbo che vedete sul monitor sparisce perchè la stampa ha risoluzioni molto inferiori e quindi copre i difetti di questo tipo.
Il mio consiglio è di non salire oltre ai 400 ISO sulle compatte se la qualità dell'immagine è per voi l'elemento chiave e di cercare di stare sotto ai 1600 ISO con le altre. 
Come ho detto tante volte la fotografia è una questione di luce, se manca o usate il flash oppure è meglio lasciar perdere perchè stare a farsi poi tanti problemi riguardando le foto al pc ed esserne insoddisfatti è solo una perdita di tempo. 
Oggi ci sono macchine che arrivano a 12.000 ISO...delle assurdità pazzesche dettate dal marketing e dal bisogno delle case di creare dei miti che spingano i clienti a cambiare macchina fotografica in cerca di quella perfetta che...non esiste!
Datemi retta, se entrate in un negozio di foto ed il commesso inizia ad elencare numeri giratevi ed uscite, avete solo trovato l'incompetente di turno che mira ai vostri soldi e non alla vostra soddisfazione, ricordate che con le Polaroid ci sono persone che facevano capolavori, quindi cercate di lavorare su voi stessi in primo luogo perchè i limiti del corpo macchina spesso non riuscirete mai a raggiungerli!
Un suggerimento, il rumore digitale può essere un'ottima arma a vostro vantaggio se vi piace fare foto in bianco e nero, in questo genere di foto infatti la grana non dà fastidio ed anzi diventa un elemento che conferisce importanza allo scatto. Se vi doveste quindi imbattere in foto particolarmente mal riuscite e piene di grana ed il risultato non vi piacesse provate a convertirla in bianco e nero prima di cestinarla, vedrete che spesso ricaverete delle foto che trasmettono qualcosa.

venerdì 28 gennaio 2011

Ritratti

Che lunghezza focale utilizzare per i ritratti?

Dipende…perché ogni lunghezza focale porta con se delle peculiarità che nei ritratti vanno a modificare il soggetto.

Se usiamo un gendangolare per il ritratto, mettiamo un 28mm o meno, dovremo avvicinarci molto al soggetto per avere un primo piano e la lente andrà a deformare i lineamenti del viso tendendo ad arrotondare la persona. Questo tipo di lente è da bandire per ritratti a soggetti che magari sono un po’ in sovrapeso perché andrebbe ad esaltare ulteriormente questo aspetto fisico della persona mentre può risultare creativo se usato ad esempio con gli animali per conferire loro un aspetto “giocondo”.

Un medio tele, diciamo sui 100mm rappresenta di norma la lunghezza focale ideale per i ritratti perché non produce particolari deformazioni geometriche al volto del soggetto e consente di stare ad una distanza tale da permettere alla persona di rilassarsi maggiormente non avvertendo troppo pesantemente la presenza dell’obiettivo.

Dovete anche tenere conto del fatto che più lunga è la focale che usate e maggiore è lo stacco che ottenete tra il soggetto e lo sfondo e questo, unito a lenti molto luminose, permette di ottenere degli sfocati molto belli.

A proposito della luminosità della lente bisogna stare un po’ attenti, lenti luminose tipo f 2 o meno rendono sì uno sfocato maggiore ma si può incorrere facilmente a zone fuori fuoco anche sul volto del soggetto, per esempio potrete avere a fuoco gli occhi e non la punta del naso!

Per alcuni questo è un pregio, io lo trovo un difetto perché se faccio un ritratto voglio che sia leggibile tutto il volto ma è una questione soggettiva esattamente come io odio i ritratti che vanno di moda ora con le teste tagliate, semplicemente non li sopporto.

Fondamentali in un ritratto sono gli occhi, quelli DEVONO essere a fuoco quindi quando eseguite questo genere di scatto assicuratevi di puntare su di essi il punto di messa a fuoco.

Il motivo? Semplicemente perché sono la parte maggiormente espressiva del volto, con gli occhi le persone parlano, con lo sguardo raccontano chi sono a coloro che poi vedranno la foto.

Quando si eseguono ritratti, anche a persone che si conoscono, è fondamentale stabilire un rapporto, parlare, far rilassare la persona perché altrimenti davanti ad una macchina è facile fare le “facce” ed essere poco naturali.

Questo è uno dei motivi per cui è meglio scegliere delle lenti lunghe, per non stare addosso al soggetto e permettergli così di rilassarsi.

Con i bambini tutto è più complicato, solitamente si muovono e si agitano quindi fare lo scatto perfetto è difficile ed è meglio eseguirne molti per poi scremare quelli migliori in quanto il rischio di micro mosso è molto elevato e magari quelli che sembravano scatti riusciti in realtà non lo sono. La cosa migliore è farli giocare un po’ con la macchina fotografica, fargli rivedere qualche fotografia in modo che si abitui a quel cannone che gli state puntando addosso e non ne sia intimorito altrimenti avrete poche occasioni di fare delle foto spontanee perché i bimbi o si nascondono o iniziano a mettersi “in posa”.

Attenti anche alle luci, nei ritratti sono fondamentali per risaltare i dettagli o nasconderli, se per esempio avete davanti una ragazza giovane dovete evitare le zone d’ombra e far sì che la luce sia morbida, mai un flash diretto perché esalterebbe le piccole imperfezioni della pelle. Al contrario, se la persona è anziana e presenta molte rughe e volete esaltare questo particolare per conferirle importanza allora dovrete lavorare molto sulle ombre per esaltare i solchi sul volto dati dalle rughe.

Anche l’angolo di ripresa è importante, una persona magra non ha problemi di doppio mento e potete sbizzarrirvi in riprese dal basso verso l’alto ma se ad una persona un po’ in carne dite di guardare in basso esalterete senza dubbio il doppio mento! Ecco quindi che per questo tipo di persone saranno da preferire ritratti effettuati da un punto rialzato, tipo stando in piedi su uno sgabello, in modo tale che il soggetto alzi leggermente la testa rendendo meno evidente il piccolo inestetismo.

 

 

mercoledì 26 gennaio 2011

Bianco e nero o colore?

La scelta non è facile, le due tipologie di foto hanno scopi ben diversi e vanno a toccare sensibilità diverse e devono essere valutate di volta in volta a seconda non solo di cosa riprendiamo ma anche di ciò che vogliamo trasmettere.
Per prima cosa : in quale formato salvate le immagini? RAW o JPEG?
Non è una domanda fatta a caso, se infatti salvate le foto in formato raw potrete sempre modificarla in tutti i modi poi al pc perchè si comporterà come il negativo delle vecchie pellicole, se invece salvate in jpeg le impostazioni che sceglierete in macchina segneranno la foto in modo indelebile. 
Cosa intendo dire con questo? 
Molto semplice, se decidete di scattare in bianco e nero direttamente dalla fotocamera usando il jpeg come formato poi non potrete ripensarci e convertirla a colori mentre il contrario lo potrete sempre fare usando il pc! Questo vuole dire che se non siete assolutamente certi della scelta cromatica quando scattate allora è meglio che voi scattiate la foto o in raw o a colori perchè poi avrete sempre tempo di modificarla in bianco e nero in seguito.
Questo avviene perchè il formato jpeg salva solo le informazioni selezionate in fase di scatto e se scegliete il bianco e nero semplicemente la macchina non salverà le informazioni relative ai colori.
Detto questo dovete pur sempre decidere come esprimere cromaticamente la vostra foto, molto dipende dalla vostra sensibilità e dal momento, io ad esempio seguo molto il mio stato d'animo.
Personalmente ritengo il bianco e nero un modo di esprimersi molto forte, netto e lo utilizzo quando voglio trasmettere una sensazione precisa, ma non è facile. Con il bianco e nero bisogna creare forti contrasti chiari-scuri, non ci devono essere i grigi intermedi e questo va a modificare le foto in modo molto pesante per quanto riguarda l'impatto con chi le osserva. 
Provate a guardare queste due foto:








Notate come sono profondamente diverse? Come parlino in modo diverso? La scelta tra quale delle due sia migliore è soggettiva e questa è una foto normalissima, non studiata, uno dei tanti scatti fatti durante una festa in famiglia e semplicemente salvata in raw e convertita in bianco e nero a titolo d'esempio. 
Immaginate come e quanto possa incidere la scelta tra bianco e nero o colore in una foto da studio o comunque preparata per bene con tutto lo studio delle luci che è necessario.
La scelta spetta a voi, il mio consiglio è di fare molte prove come al solito per imparare a ragionare sia a colori che in bianco e nero, questo vi permetterà di fare la scelta migliore già in fase di scatto senza passare per il pc con la sicurezza di ottenere ciò che avevate in mente fin dall'inizio.

martedì 25 gennaio 2011

Flash sì o flash no?

Il mondo fotografico si divide da sempre sull'opportunità o meno di usare il flash ma personalmente la trovo una diatriba inutile, il flash va usato se serve a patto di conoscerlo e saperlo "domare".
Per prima cosa va ammesso senza remore che una fotografia scattata usando solo la luce ambiente risulta più gradevole ed armoniosa di una scattata con l'ausilio del flash ma ci sono situazioni in cui non si può farne a meno e comunque esistono dei trucchi per rendere più morbido il lampo. 
Il caso classico in cui usare il flash nel modo corretto fa la differenza è il ritratto, in questo tipo di fotografia una luce forte e diretta metterà in risalto i lineamenti duri del soggetto perchè andrà a creare zone chiare e zone di ombre molto scure rischiando di dare al volto del soggetto un aspetto poco armonioso. In una situazione del genere bisogna per prima cosa vedere che flash abbiamo a disposizione, se quello fisso sulla macchina fotografica o uno esterno.


FLASH FISSO: è il piccolo flash montato sulla macchina, ha una potenza ridotta ma per le situazioni "normali" più che adeguata ed anche per i ritratti può essere usato con soddisfazione a patto di usare degli accorgimenti. Quasi tutte le macchine possiedono una funzione che serve a regolare l'intensità del piccolo flash fisso che di solito varia in una scala di valori che va da -2 a +2, questo è molto utile perchè ci permette di dosare la luce in modo appropriato. Se il nostro soggetto si trova a un paio di metri da noi infatti sarà inutile e dannoso sparargli addosso un lampo troppo potente mentre se la distanza sarà maggiore allora ci converrà alzare l'intensità. Purtroppo non ci sono dati precisi, dipende dal flash e dalla sua potenza quindi vi consiglio di fare delle prove ponendo un soggetto ad una distanza fissa e di scattargli delle foto andando solamente ad intervenire sulla potenza del flash per farvi un'idea di come e quanto varia la resa finale.
Un trucchetto per ammorbidire la luce e rendere il lampo meno invadente è quello di porre davanti al flash un pezzetto di carta da forno o più pezzetti fino ad ottenere l'intensità desiderata, è un metodo molto casalingo ma funzionale ed economico, ricordate di usare solo carta da forno e di non toccare mai il flash durante o subito dopo il lampo perchè raggiunge temperature molto elevate!
Fate attenzione anche al paraluce del vostro obiettivo, essendo i flash integrati molto bassi rispetto al corpo macchina rischiate di vedere un cono d'ombra nella parte bassa dello scatto...è il paraluce!


FLASH ESTERNO: questo tipo di flash viene montato sulla slitta presente sulla maggior parte delle macchine fotografiche ad eccezione delle compatte da taschino e presenta notevoli vantaggi. Ne esistono di tanti tipi e prezzi, variano per potenza e per snodabilità, si va infatti dai più economici che possono solo essere alzati o abbassati sull'asse verticale per arrivare a quelli che possono ruotare anche sull'asse orizzontale e comandati a distanza dalla macchina. I prezzi variano di molto, si possono trovare flash dai 150 euro fino ad arrivare a quelli di oltre 600...dipende tutto da cosa vi serve ovviamente.
Per iniziare ne basta anche uno economico e vedrete che i risultati saranno molto diversi da quelli del flash integrato.
Se vi trovate in casa il flash esterno ha il grande vantaggio di poter essere puntato verso il soffitto o verso una parete laterale. 
Perchè farlo? Semplicemente per cercare di ricreare una atmosfera naturale nella quale il soggetto non verrà travolto direttamente dalla luce ma essa gli rimbalzerà, tramite le pareti, addosso e dietro dando maggiore fotogenicità allo scatto. Questo accorgimento permette anche di dosare le ombre in modo morbido e selettivo, se ad esempio il soggetto ha una imperfezione sul lato sinistro del viso non andrò ad illuminare quello ma cercherò di lasciarlo in ombra sottolineando altri particolari del volto o comunque incentrando la luce sul profilo migliore.
Oltre a puntare il flash lateralmente o verso l'alto potete anche acquistare dei diffusori da porvi davanti, non sono altro che dei tappi bianchi o colorati che servono a rendere la luce più diffusa e morbida, ideale per ritratti, riprese macro o comunque ravvicinate e costano poco, che male non fa.
Personalmente ritengo il flash l'ultima spiaggia, da usare quando la foto deve essere portata a casa e non ci si può permettere l'effetto mosso perchè la situazione non si ripeterebbe ma è un'opzione da non cestinare a priori per partito preso. A tutti piacerebbe poter sempre scattare a luce ambiente e questo ha scatenato una corsa alle alte sensibilità che oltre ad essere assurda risulta inutile per la qualità dello scatto. Ricordate infatti che mano a mano che salite con gli ISO la pulizia della foto ne risentirà mentre con l'uso del flash si scatta ad iso molto bassi usando tempi molto rapidi per congelare l'istante. 
Io mi sono trovato a fotografare in teatro qualche volta, avrei anche potuto scegliere di non usare il flash perchè la luce dei riflettori comunque permette di fare scatti rapidi ma a che prezzo? Sacrificando la pulizia dello scatto e precludendomi così la possibilità di ritagliarli e modificarli in un secondo momento quindi ho sempre scelto di usare il flash con l'apposito diffusore cercando di fare meno foto per non dare disturbo ma portando a casa il risultato qualitativamente migliore. 
Anche questo aspetto va considerato, se ci si accorge che il flash infastidisce chi ci sta attorno dobbiamo spegnerlo e, se necessario, anche riporre la macchina fotografica, il fotografo non ha il diritto di disturbare gli altri per soddisfare la propria passione, ricordatelo sempre se volete che la gente apprezzi quello che fate.

lunedì 24 gennaio 2011

Manutenzione della macchina e delle lenti

Ecco un argomento interessante: come pulire il corpo macchine e soprattutto le lenti? 
Può sembrare banale ma in giro ho visto compiere i gesti più insensati quindi è meglio se spendo due parole in merito.
Prima cosa, la pulizia del corpo macchina. Non serve gran che, l'ideale è utilizzare un panno di quelli che si usano anche per pulire gli occhiali o comunque un panno morbido che non lasci pelucchi o residui, io ci spruzzo sopra uno di quei prodotti che si usano anche per pulire i pc e le plastiche in generale, solitamente si trovano in confezioni spray, costano poco e sono a base di siliconi che preservano le parti in gomma e lucidano le plastiche.
Occhio agli schermi, si rigano facilmente, preoccupatevi subito di metterci sopra una pellicola protettiva, tipo quelle che si usano per i cellulari, poca spesa e buona resa.
Attenzione a non usare acqua a meno che la vostra macchina non sia tropicalizzata, potreste ritrovarvi tra le mani un bel fermacarte, un pò costoso a dire il vero!
Se per la parte esterna delle reflex e delle macchine più compatte non ci sono grossi problemi ben diverso è il discorso che riguarda la parte interna delle reflex, è tutto molto delicato quindi massima attenzione, nessuna fretta e attrezzi appropriati. 
Il nemico numero 1 delle reflex è la polvere, non solo quando si cambia l'ottica ma anche usandone una sola, se non tropicalizzata, otterrete sempre un effetto stantuffo quando andate avanti e in dietro con lo zoom che causerà l'entrata di polvere nel corpo macchina. Solitamente non c'è da preoccuparsi a meno che la polvere non inizi a rovinare le foto andando a depositarsi sul sensore o sullo specchio di messa a fuoco dove, però, darebbe solo fastidio lasciando intatte le foto.
Per pulire l'interno della fotocamera bisogna usare l'aria compressa, non lesinate sul prezzo! Quelle che costano poco contengono dei gas che, a causa del raffreddamento determinato dall'aria compressa che esce, possono ghiacciare letteralmente il sensore o lo specchio danneggiandoli irrimediabilmente. Attenzione quindi, tenete sempre diritta la bombola di aria compressa in primo luogo ed effettuate delle brevi spruzzatine fuori dal corpo macchina prima e comunque sempre brevi getti d'aria per ridurre i rischi di incorrere in incidenti.
La pulizia del sensore è una cosa semplice ma estremamente delicata, ogni macchina ha una procedura nel menù che permette di accedere al sensore per pulirlo. Una volta attivata questa procedura guardando la macchina dall'imbocco dell'ottica (che avrete tolto) vedrete il sensore, per pulirlo dovete comprare delle spatoline apposite della grandezza giusta per il vostro sensore e usarle per passarci sopra il liquido detergente che viene venduto assieme ad esse. NON usate altro metodo, il sensore è fragile e si rompe facilmente, se non vi sentite sicuri potete sempre rivolgervi ai centri di assistenza o a qualche amico più pratico che vi mostrerà come e cosa fare.
Le lenti...regola numero 1: mai alitarci sopra! Molti lo fanno per togliere magari una impronta ma il nostro alito contiene anche saliva la quale è corrosiva, non rovina il vetro ma si porta via il rivestimento anti riflesso che ci sta sopra senza che ve ne accorgiate. Usate panni come quelli per le lenti degli occhiali e solo liquidi appositi, costano poco ma la lente vi ringrazierà in eterno per l'attenzione che le dedicherete. NON usate mai fazzoletti di carta, creano dei micro graffi alla lente che ad occhio nudo non si notano ma che poi, in condizioni di luce particolari, andranno a creare brutti riflessi nelle foto.
Ricordate di pulire sempre la macchina se andate al mare o zone limitrofe, anche se non sembra vi si deposita sempre una patina di salgemma dovuta all'acqua marina della zona oppure anche sabbia se presente in spiaggia e ambedue le cose sono molto pericolose per la vostra macchina fotografica. La salsedine infatti intacca le gomme ed i vetri e la sabbia rischia di entrare nel corpo macchina se cambiate lente, un singolo granello di sabbia, se va a finire nel meccanismo dell'otturatore lo distrugge quindi attenzione a non sottovalutarne il pericolo.
Tutto questo discorso non deve rendervi paranoici ma consapevoli e attenti a come maneggiate il vostro strumento che è sì bello pesante e solido ma ha un'anima fragile, quasi di cristallo e va curato poche volte ma per bene, senza improvvisazioni.

Uscita fotografica a Grado

Qualche giorno fa è capitata l'occasione di aggregarmi ad un gruppo di fotoamatori e di andare a Grado per una passeggiata fotografica. Le condizioni meteo non erano delle migliori, c'era il sole per fortuna ma anche un vento gelido che soffiava a 30Km\h che sollevava costantemente sabbia e spruzzi di acqua di mare, però ci si è divertiti e tutti sono riusciti a portare a casa qualche scatto. 
Ho sottolineato le condizioni meteo perchè molto spesso possono far desistere le persone dall'uscire a fare foto ed un mio consiglio è di non arrendervi, certo non bisogna rischiare la polmonite per una foto ma se potete prendete la macchina fotografica ed uscite.
Per esempio, grazie al vento, ho potuto fare scatti come questo:



Il gabbiano era praticamente immobile, sostenuto dal vento ed ho avuto la possibilità di fotografarlo senza dovergli correre dietro con la messa a fuoco, cosa abbastanza rara con gli uccelli in volo.
Un altro scatto è questo:


La foto di per se non è nulla di speciale ma il mare ingrossato assieme al vento offriva uno spettacolo bellissimo con queste onde che si abbattevano sulla spiaggia sabbiosa.
Bisogna poi interpretare con la fantasia quello che il paesaggio ci offre, uno scatto come questo ad esempio:


Cavoli, fa cagare! Orizzonte storto perchè ero piegato in due dal freddo, paesaggio abbastanza insignificante...insomma, uno scatto da cestinare che però ho ripensato così:


Non avrò ottenuto un'opera d'arte ma credo d'aver tirato fuori qualcosa di diverso, di più espressivo.
Questo non è un incitamento ad agire al pc, è solo una dimostrazione di quanto possa mutare uno scatto se poi si ha la pazienza di interpretarlo. In questo caso ho solo portato in bianco e nero lo scatto e ritagliato la foto ed aggiustato la linea dell'orizzonte, non ho aggiunto elementi, non ho ritoccato ciò che la natura ha messo davanti a me e credo che questo sia il limite invalicabile che dobbiamo porci.
Sulla spiaggia ho incontrato anche un gazebo di legno, una bella struttura:

ed ho deciso di riprenderla con un obiettivo morbido, per darle un tono leggero ed al suo interno mi sono poi sdraiato ed ho scattato questa:


una foto anche insipida ma che a me personalmente piace perchè amo le geometrie delle costruzioni.

Come vedete anche una semplice passeggiata sulla spiaggia può regalare momenti particolari oltre a poter divenire un'occasione d'aggregazione o anche solamente di svago, non rinunciate solo perchè fa freddo!

venerdì 21 gennaio 2011

Alcuni esempi di esposizioni differenti

In un precedente intervento avevo parlato di come si possa impostare la macchina fotografica per effettua per quanto riguarda la lettura dell'esposizione. Ieri sono andato in una chiesa per fare degli scatti e vi mostro come la diversa impostazione dell'esposizione produce risultati diversi con lo stesso soggetto.
Prima foto:




In questo scatto l'impostazione era basata sulla lettura della luce di tutto il fotogramma e la macchina fotografica ha tentato di rendere leggibili sia le parti in ombra che quelle con luce, il risultato è stato uno schiarimento generale che ha reso sì leggibili i lati esterni della foto che erano molto scuri ma che ha anche reso bianco il punto centrale.
Seconda foto:




In questa seconda foto l'unico cambiamento è stato quello di selezionare la lettura spot della luce, quindi sul singolo punto centrale del fotogramma che era anche quello illuminato. Il risultato è che si riesce a vedere la colomba della vetrata ma il resto della foto risulta estremamente buio.


Come avete potuto vedere una stessa foto, in cui le condizioni di luce non variano, può risultare totalmente differente se selezionate una diversa modalità di lettura dell'esposizione. La cosa importante è che impariate a conoscere come ragiona la vostra macchina in relazione alla luce che andate a riprendere per selezionare in anticipo la modalità corretta e questo avviene solo con l'esperienza e le prove, non si impara in due minuti. 
Le due foto che ho messo come esempio potrebbero essere entrambe corrette a seconda di cosa volevo rendere visibile, la totalità della volta sacrificando il dettaglio centrale o viceversa, quindi non è mai corretto parlare di giusta o sbagliata esposizione ma solo di scelta soggettiva del punto di interesse, condivisibile o meno. 
Ai corsi purtroppo mettono in testa che i bianchi "sparati" sono degli sbagli così come le zone troppo scure e la gente perde poi tempo nei forum a dire che le luci sono bruciate e le ombre illeggibili...ma se fosse una vostra scelta? Nessuno a parte voi sa cosa volete catturare quindi attenti poi ai giudizi che gli altri daranno perchè potrebbero farvi sentire incapaci quando invece non è così.
Ricordate sempre che unici giudici delle vostre foto siete voi stessi, deve piacere a voi il risultato e dovete essere critici in tal senso, se uno scatto è venuto come lo avevate pensato allora è corretto, altrimenti no.
Purtroppo oggi condividiamo le foto con il mondo e questo ci mette in pericolo perchè così come possono arrivare dei complimenti allo stesso modo possono arrivare critiche pesanti che possono anche far passare la voglia di fotografare. Non commettete questo errore, una critica, se costruttiva va accettata perchè c'è sempre da imparare, una critica volta solo a dare un giudizio estetico invece è totalmente irrilevante e se qualcuno vi dirà che la foto non gli piace...fate spallucce e ditegli che invece a voi trasmette tanto.

mercoledì 19 gennaio 2011

L'importanza della stampa

Permettetemi di darvi un consiglio: stampate più foto possibili e preferibilmente in formati che vadano almeno dal 13x18 in su.
Il motivo? Semplice, gli hd ed i dvd si rompono, diventano illeggibili e possono, in un solo colpo, azzerare una vita di ricordi.
Nulla è più volatile e precario del digitale, basta un niente e addio foto e allora che fare? Per prima cosa tenere archivi ridondanti. Cosa vuole dire? Dovete avere le vostre foto almeno in quattro posti se le volete tenere in formato digitale: l’hard disk del pc, un hard disk esterno da collegare solo il tempo necessario a trasferire i dati, dvd che però non devono essere quelli da due soldi, e, come ultima forma di salvataggio, un sito tipo flickr dove caricare, a massima risoluzione le vostre foto.
Vediamo i lati negativi e positivi delle varie tipologie di stoccaggio dei file:
-          HARD DISK: offrono il vantaggio di costare relativamente poco rispetto alle capienze attuali ed il primo errore che potreste commettere potrebbe essere quello di prenderne uno molto capiente, perché sarebbe un errore? Se si rompe perdete una mole grande di dati, se invece ne usate due più piccoli già salvate il 50% dei file e questo discorso vale anche per le schede di memoria delle vostre macchine fotografiche, non fate i tirchi perché la merce vale quanto la pagate! Scegliete sempre hd che non siano ultra veloci come numero di giri, quelli da 5400 vanno benissimo, quelli da 7000-10000 giri sono sì più rapidi nel salvare i dati ma scaldano e sono soggetti a rotture più frequenti.
-          DVD: questi supporti hanno un difetto, sono fatti di materiali organici, resine e derivati del petrolio, cosa implica ciò? In pratica quando masterizzate il dvd il laser lo scalda ed innesca un processo irreversibile di deterioramento del supporto stesso, deterioramento determinato dalla formazione di muffe all’interno del dvd che, con gli anni, rendono lo stesso sempre meno leggibile fino a farlo divenire inutilizzabile. Il campanello d’allarme in tal senso è la colorazione, i dvd (ed i cd) quando iniziano a presentare patine dorate-ramate sulla superficie, vi stanno dicendo ciao ciao. Esistono supporti migliori, trattati con materiali come l’oro e l’argento che hanno una efficacia anti batterica elevata e riescono a conservare i dati per tempi lunghissimi, costano ovviamente di più ma credo che i ricordi non abbiano prezzo. Ricordate sempre che una volta masterizzati i dvd vanno tenuti nelle custodie rigide nere in luoghi freschi ed asciutti se volete prolungarne la vita, ogni volta che andrete a leggerli infatti il laser scalderà nuovamente il supporto favorendo il deterioramento del dvd.
-          ARCHIVIAZIONE ON-LINE: diffidate dei servizi gratuiti, oggi ci sono e domani possono dirvi addio senza preavviso e senza che possiate tutelarvi, meglio sceglierne uno a pagamento ma avere la certezza contrattuale che le vostre foto non potranno andare perse dall’oggi al domani. Quale è l’inconveniente? Serve una rete internet per caricare-scaricare i file e se non possedete una rete adsl decente la cosa può divenire snervante se si fanno molte foto.

La cosa migliore che posso consigliarvi di fare è stampare le vostre immagini, almeno le più importanti o quelle che ritenete migliori e non fatelo da soli a casa, oltre ad essere anti economico i pigmenti delle stampanti casalinghe hanno una durata di 5-6 anni, poi a causa della luce virano le tinte e vi ritroverete con foto che saranno tutte verdoline o gialle. Affidatevi ai servizi presenti in rete, utilizzano inchiostri diversi e carta fotografica seria e sono una garanzia per la durata delle foto. Al momento della stampa potete scegliere un formato lucido o opaco, a mio avviso è meglio quello opaco, la carta lucida dà maggiore effetto a prima vista ma si sporca facilmente già con le impronte delle dita e comunque produce dei riflessi che possono essere fastidiosi.
Ricordate inoltre che non c’è nulla di più bello dello sfogliare gli album cartacei, un monitor è sterile, un album è romantico, dà il senso della famiglia, della casa, del privato. La fotografia è anche questo, deve creare emozione a chi scatta ma anche a chi guarda ed un album fotografico ben curato è sempre piacevole da sfogliare.

domenica 16 gennaio 2011

Quanto e come spendere

La fotografia è un hobby costoso, inutile negarlo anche se molto dipende dal grado di passione che vi prende e quanto volete migliorare gli scatti.
Il metodo migliore è cominciare per gradi, partendo dalla compatta e salendo poi mano a mano che ci si sente limitati dal mezzo ma attenti a non cadere nel tranello del marketing che vuole farvi credere che sia la macchina fare foto migliori rispetto ad altri modelli. Ricordate sempre che siete voi a scattare, la macchina è solo uno strumento e molti fotografi di fama mondiale utilizzavano anche macchine usa e getta ai tempi della pellicola tirando fuori comunque dei capolavori. Imparate quindi a spremere a fondo le potenzialità di ciò che avete tra le mani. Una compatta vi permetterà di prendere confidenza con le inquadrature, a farvi l'occhio e ad abituarvi a ragionare da fotografo, a guardare oltre la semplice realtà cercando il particolare stimolante nel caos che vediamo quotidianamente. Le macchine hanno ovviamente dei limiti legati alla tipologia di utente per cui nascono, non potrete mai fare servizi fotografici impegnativi come dei matrimoni con una compatta e non potrete ottenere degli sfocati mozzafiato. Ecco, quando avvertirete la necessità di cimentarvi in qualcosa che la vostra macchina, per sue caratteristiche non vi permette di fare, allora sarà giunto il momento di salire di uno step. Probabilmente questo modo di ragionare vi sembrerà più dispendioso rispetto al comprare direttamente una reflex di fascia bassa ma non è così. In primo luogo le dimensioni ed i pesi, una compatta sta in tasca o nella borsetta, non ci si accorge di averla ma al momento giusto ecco che si materializza e vi permette di portare a casa il ricordo, una reflex pesa, ingombra e spesso la gente esce senza perdendo magari delle belle occasioni fotografiche. La reflex poi è solo il punto di partenza con la sua lente in dotazione che basta per iniziare ma che poco offre in più rispetto a quella che equipaggia una buona compatta quindi dovete anche mettervi in testa che se volete risultati buoni dovete subito o quasi subito pensare di acquistare una lente decente che dovrebbe costare almeno quanto il corpo macchina che avete comperato. E se poi scopriste che non fa per voi? Che volete sì fare foto ma senza impegno? Giusto per avere dei ricordi che poi magari non stamperete nemmeno? Una reflex è fatta per stampare le foto ed in un formato che dovrebbe partire da un minimo di 20x15, stare al di sotto di questa grandezza vuole dire avere buttato via i soldi perchè anche un cellulare permette di scattare foto stampabili a 10x15...vedete voi se ne vale la pena...
Se prendete una bridge, quelle macchinone con lente non intercambiabile ma che coprono lunghezze focali enormi potreste vivere felici e fare bellissime foto per tutta la vita, una reflex per coprire le stesse focali in modo decente a livello di qualità ha bisogno di almeno tre lenti zoom con relativi costi ed ingombri. Io quando esco leggero ho dietro il corpo macchina con su un solo zoom e viaggio con 2,5 Kg in spalla, se esco in modo discreto ho dietro lo zainetto fotografico e siamo sui 5 chili di materiale, quando poi voglio avere tutto dietro esco con il borsone e là sto quasi sui 9 chili di peso...non proprio una piuma, valutate voli se avrete la voglia di  muovervi così o no.

lunedì 10 gennaio 2011

Cos'è l'EQUIVALENZA degli obiettivi

Oggi leggere i valori riportati sugli obiettivi è quasi una impresa, specialmente per chi non si è tenuto informato durante il passaggio dalla pellicola al digitale.
Per spiegare tali difficoltà bisogna porre una premessa e spiegare il concetto di EQUIVALENZA che viene spesso citato in relazione agli obiettivi fotografici.
Per prima cosa bisogna porre il metro, l’unità di misura di riferimento delle lunghezze focali degli obiettivi fotografici che per noi è il dato che si riferisce all’angolo di campo che una lente trasferisce sulla pellicola 35mm, la classica pellicola Kodak per intenderci. Complicato?
In pratica prendiamo ad esempio un obiettivo 50mm che nella fotografia viene ritenuto il “normale” perché grosso modo riproduce l’inquadratura che vediamo ad occhio nudo e la riproduce su una pellicola fotografica. D’ora in avanti questo sarà il riferimento per i 50mm a livello di campo inquadrato.
Oggi però la pellicola non esiste più, si usano i sensori e sono di tante grandezze diverse, riporto una tabella esplicativa che avevo già postato per far capire l’ordine di grandezza dei sensori rispetto alla pellicola:


 E qui vi sintetizzo le grandezze in mm:


Tipo Sensore
Larghezza
Altezza
Formato
1/3,6”
4mm
3mm
4/3
1/3,2”
4,536mm
3,416mm
4/3
1/3”
4,8mm
3,6mm
4/3
1/2,7"
5,371mm
4,035mm
4/3
1/2,5"
5,76mm
4,29mm
4/3
1/2"
6,4mm
4,8mm
4/3
1/8"
7,167mm
5,319mm
4/3
1/1,7"
7,6mm
5,7mm
4/3
2/3”
8,8mm
6,6mm
4/3
1"
12,8mm
9,6mm
4/3
4/3"
18mm
13,5mm
4/3
Canon APS-C
22,2mm
14,8mm
3/2
Nikon DX - Sony APS-C
23,7mm
15,7mm
3/2
Canon APS-H
28,7mm
19,1mm
3/2
35mm Film / Full Frame
36mm
24mm
3/2


Altra immagine per capire al volo le grandezze dei vari sensori:


Ed ancora, per cercare di semplificare il discorso:


In figura sopra il paragone fra le focali degli obiettivi su reflex a pellicola 35 mm, con gli angoli di campo in grigio, nella colonna di immagini a sinistra. Nella colonna di destra il risultato di moltiplicazione delle stesse focali, montate su reflex digitale con fattore di moltiplicazione 1,5X.  (documentazione Tamron

Cosa succede variando la grandezza del sensore? Semplice, l’angolo di campo che va ad essere inquadrato cambia e come si ripercuote questo sugli obiettivi? Semplice, ogni azienda ha continuato a scrivere sugli stessi i mm reali che però non corrispondono a quelli che avrebbero con la pellicola così hanno creato molta confusione.
Esempio pratico, io uso Olympus ed il sensore Olympus è grande la metà della pellicola fotografica, ne deriva che il FATTORE DI MOLTIPLICAZIONE (concetto che spiegherò meglio) da applicare al numero scritto sull’obbiettivo è 2. In pratica, leggendo le specifiche di una lente Olympus se troverò scritto 12-60mm (uno zoom) dovrò moltiplicare X 2 tali numeri per sapere la lunghezza focale di quella lente rispetto alla pellicola analogica arrivando quindi a 24-120mm di copertura EQUIVALENTE.
Lo so, ora è un casino ma una volta capito il meccanismo e scelta una marca tutto sarà facile J, infatti ogni marca ha il suo fattore di moltiplicazione!
Tutto questo ha portato un caos incredibile perché un utente alle prime armi si aspetta che se legge un numero quello è e quello resta senza dover appena mettersi a fare i conti ma così è purtroppo.
Torniamo a fare un esempio pratico, mettiamo che vogliamo fotografare un uccello e che in mano abbiamo una fotocamera a pellicola con un obiettivo di 400mm ed una Olympus digitale, su quest’ultima, per ottenere la stessa inquadratura mi basterà montare un obiettivo di 200mm perchè come detto prima la lente diventa un 400mm in virtù del fattore di moltiplicazione 2X. Cosa significa? Semplicemente che se l’obiettivo della macchina analogica pesa mettiamo 1kg ed è lungo poniamo 40cm quello Olympus peserà e sarà grande la metà favorendo la maneggevolezza.
Le uniche macchine che non hanno bisogno di queste moltiplicazioni sono le FULL FRAME, chiamate così perché hanno il sensore grande quanto la vecchia pellicola fotografica, tutte le altre montano sensori più piccoli invece e bisogna agire di conseguenza con i rispettivi numeri di moltiplicazione.
Il tutto a prima vista può apparire un pò complicate indubbiamente e può creare confusione ma niente paura, a complicare la vita interviene anche il concetto di PROFONDITà DI CAMPO…ma a quello penseremo in un altro intervento J

Fotografia e benessere

La fotografia oltre ad essere un hobby può anche essere un ottimo modo per tenersi in forma fare un po’ di movimento. Io adoro le foto naturalistiche e la fotografia detta street, da strada e questo mi porta a camminare moltissimo, macchina in spalla e via, riesco a camminare anche tutto il giorno. Tutto questo mi aiuta a fare due cose fondamentalmente, movimento e rilassare la mente, già perché quando fotografo la mia fantasia vola lontana, raramente sono presente con la testa e spesso non riconosco le persone che mi passano accanto e che poi mi dicono che non ho risposto ad un loro saluto.
Per me è un modo di liberare la testa dai pensieri, dal malumore ed i miei pensieri vanno di pari passo con la mia camminata, rapida e costante.
Questo non vuole dire perdere i dettagli di ciò che incrocio, magari cammino con il naso per aria, in cerca di qualche particolare architettonico della mia città che normalmente, impegnato a camminare senza cadere, mi sfugge.
In bosco poi tutto questo è amplificato e riesce a riempirmi dentro, mi fa sentire libero e, non andando mai per sentieri battuti, riesco anche ad incrociare animali selvatici che altrimenti non avrei potuto vedere.
A mio avviso bisogna riuscire ad unire l’utile al dilettevole, la foto ci deve accompagnare se abbiamo la passione per essa ma dobbiamo anche saperla usare, senza rimanerne succubi finendo per diventare dei fissati.
La fotografia ci deve stimolare, ci deve portare in giro, ci deve spingere anche a fare dei brevi viaggi, magari in treno, alla scoperta di posti nuovi.
Io grazie allo stimolo della fotografia ho visitato più volte Roma ed altre città che altrimenti non avrei visto, Venezia è per me una meta abituale distando solo qualche ora in treno ed offrendo scorci sempre diversi e stimolanti e la mia città riesce ogni volta a regalarmi qualcosa di diverso ed inaspettato. Provate ad uscire, a prendere la macchina fotografica e a girare con occhi nuovi per la vostra città, nei quartieri che solitamente non visitate, vi accorgerete di quanti piccoli tesori essi celano, quante pillole di bellezza ci sono in serbo per voi.

Sensibilità, istruzioni per l’uso

Un problema da affrontare spesso è la sensibilità da impostare sulla nostra macchina, come regolarsi?
Per prima cosa bisogna vedere che tipo di macchina stiamo usando, una compatta o una bridge hanno il sensore piccolo e la qualità della foto risente molto e decade mano a mano che saliamo con il valore iso.
Qual’ è il limite da non superare?
In linea di massima con le compatte e le bridge sarebbe il caso di fermarsi a 400 iso per mantenere una qualità buona e spingersi a 800 solo se veramente necessario consci però che la qualità inizierà a risentirne portando la foto ad assumere un aspetto granuloso ed impastato.
Con le reflex si può stare più tranquilli avendo un sensore di generose dimensioni ed attualmente tutte le macchine permettono di spingersi a 1600 iso senza problemi, a 3200 iniziano a presentare decadimento di qualità e a 6400 diciamo che siamo in zona rossa da usare con cautela.
Il motivo principale per alzare gli iso è la scarsità di luce ambiente, per esempio foto serali o in locali poco illuminati, in questi casi o si alzano gli iso, o si usa il flash oppure ci si attrezza con un cavalletto o un supporto di fortuna e si alzano i tempi di esposizione tenendo gli iso bassi.
Un'altra situazione in cui si possono alzare gli iso si presenta quando ad esempio vogliamo eseguire foto sportive o comunque di eventi rapidi per cui è necessario avere tempi di scatto rapidissimi, in questo caso si possono alzare gli iso per velocizzare l’otturatore ed evitare l’effetto mosso.
Io solitamente tengo gli iso bassi, a 200 come valore che, per la mia macchina, rappresenta la sensibilità ideale e salgo solo se strettamente necessario perché per me la qualità dello scatto è la cosa più importante e tante volte preferisco non scattare piuttosto che avere un file che non mi soddisfa.
Anche per gli iso il mio consiglio è di fare delle prove, sia in casa che fuori in modo da sapere come si comporta la macchina e conoscere in anticipo le situazioni in cui fotografare o lasciare la macchina spenta. Ognuno ha una sua idea di buono scatto comunque e quindi non lasciatevi influenzare da ciò che faccio io, alle volte un ricordo vale uno scatto anche mal riuscito o di qualità mediocre perché è comunque un momento di vita che non tornerà più.
Un consiglio, non state ad osservare troppo lo scatto al pc perché i monitor amplificano di molto il problema del rumore, della granulosità e dell’impastamento dovuto alle alte sensibilità, se la stessa foto che vedete mediocre allo schermo la stamperete vi renderete conto che molti dei difetti svaniranno. Il motivo è legato al fatto che la stampa utilizza una risoluzione molto inferiore a quella dei monitor e gli inchiostri riescono a “spalmare” le foto coprendo molti dei difetti e problemi legati agli iso elevati.
Buona stampa dunque!

Inquadratura

L’elemento fondamentale quando si scatta una foto è l’inquadratura, la scelta cioè di cosa includere o meno nel fotogramma. Non è sempre facile questa scelta, alle volte facciamo una foto per poi accorgerci che poteva essere diversa e migliore se solo avessimo incluso un altro dettaglio.
Come regolarsi allora?
Intanto dobbiamo controllare se quello che vediamo nel mirino equivale a ciò che verrà ripreso, sembra banale ma non è così perché le macchine fotografiche reflex di fascia bassa e media hanno mirini piccoli che solitamente inquadrano il 90% del campo che poi ritroveremo nella foto e questo vuole dire che bisogna abituare la mente a ragionare tenendo conto di questo scarto.
Un'altra banalità da tenere a mente è che una foto può essere ritagliare per eliminare qualcosa ma non si creare qualcosa che ci era sfuggito quindi è consigliabile cercare di fare foto di largo respiro e poi decidere se mantenerla così o ritagliarla.
In molti corsi inculcano regole fisse per comporre l’immagine ma a mio avviso sono solo stupidaggini, la fotografia come la pittura è un qualcosa di intimo e personale ed il fotografo deve sentirsi libero di inquadrare cosa e come vuole rendendo conto solo a se stesso senza andare a pensare a cosa percepiranno gli altri guardando la foto perché altrimenti non sarà in grado di darle un’anima.
Mettiamo il caso di un paesaggio, abbiamo per esempio i monti, la valle e magari una porzione di prato oltre, naturalmente al cielo, a cosa dare maggiore importanza? Dipende. La regola vorrebbe che si desse ai vari elementi lo stesso valore cercando di suddividere l’inquadratura in porzioni uguali, a mio avviso invece bisogna dare importanza a ciò che ci colpisce personalmente in quel momento. Se il cielo è carico di nubi e crea un bel contrasto con le montagne è inutile andare ad inquadrare il prato, bisogna concentrarsi sull’elemento di maggiore impatto se il nostro intento è quello di trasmettere il senso di grandezza che magari ci trasmette quel luogo.
Dirò spesso che i corsi di fotografia sono inutili e ne sono convinto, possono avere un senso fino a quando si fermano a dare le nozione base per quanto riguarda le impostazioni della macchina fotografica, quando insegnano a leggere cosa vogliono dire i numeri che compaiono sui display ma poi basta. Il motivo di questa mia convinzione è che la fotografia va vissuta dal fotografo in modo personale e non imbrigliata in regole che alla fine portano a creare migliaia di foto identiche in una data situazione perché tutti stanno attenti a rispettare le regole e non si lasciano andare verso la sperimentazione creativa ed individuale.
L’inquadratura in fotografia rappresenta il nostro punto di vista rispetto al mondo che ci passa davanti, siamo noi il centro in quel momento, il filtro che decide cosa è degno di essere ricordato e cosa invece è superfluo, è la parte della fotografia in cui noi acquistiamo il titolo di fotografo, per tutto il resto può bastare l’elettronica a gestire la luce, gli iso, i tempi ed i diaframmi.
Il mio consiglio quindi è coltivare la vostra parte creativa, cercare il dettaglio interessante anche nelle banalità, vedere quello che agli altri sfugge, ricercare costantemente di scattare per poter affermare in primo luogo voi stessi, direttori d’orchestra e non orchestranti quindi.

mercoledì 5 gennaio 2011

Fotografi per moda o per passione?

Sembra un quesito stupido ma se vi guardate attorno vi accorgerete che non lo è affatto. Fino a qualche anno fa andando in giro a fotografare vedevo tre categorie di fotografi, c’erano i professionisti, super attrezzati, poi c’erano gli amatori evoluti spinti da una grande passione ma senza la pretesa di campare con i propri scatti ed infine c’erano le persone normali con le loro macchine compatte che fotografavano per avere un ricordo.
Oggi se andate in una piazza o a una manifestazione noterete che le reflex imperversano ovunque, perché?
Molte persone che entrano in un centro commerciale prendono una reflex perché costa quanto una ottima bridge ma fa più “figo” e poi non comprano neanche un obiettivo in più e restano con quello in kit con cui nasce la macchina. Queste persone non ottengono nessun beneficio da una reflex, solitamente la usano nelle modalità programmate senza mai passare alle impostazioni manuali e a loro basta portare a casa uno scatto decente. Questi sono gli utenti soprannominati “utonti”, persone che non scelgono in base alle esigenze ma in base alle mode o ai consigli del commesso di turno, persone che non si documentano prima dell’acquisto e che credono che più spendono e migliori saranno le foto scattate.
A me dispiace che questi acquirenti non siano stati indirizzati verso una buona bridge che, anche se con un sensore più piccolo, li avrebbero ripagati maggiormente in termini di flessibilità di utilizzo. Io ho usato con molta soddisfazione bridge di tutte le marche affiancandole alla reflex e so che hanno delle peculiarità invidiabili come l’escursione focale enorme in un corpo piccolo, la leggerezza e lo scarso ingombro. Quando vado in giro a fare foto ben che vada ho appesa alla spalla la reflex che con un obiettivo si aggira sui 2.5 Kg e se porto lo zaino supero abbondantemente i 6 Kg di attrezzatura mentre una bridge si attesta sui 450 grammi solo che a me servono altre cose come l’ergonomia, lenti dedicate a particolari tipologie di foto e la tropicalizzazione per fotografare anche sotto la pioggia senza patemi d’animo.
Per fare un esempio di utonto posso citare una persona convinta che la lettera A sul selettore della sua reflex indicasse il modo automatico invece del programma ad apertura di diaframma…una piccolezza che rende chiaramente l’idea dell’inutilità dell’acquisto di una reflex da parte di questa persona.
Io credo che per non rimanere delusi nella vita non bisogni mai ambire al top ma a ciò che realmente serve, meglio sarebbe che una persona facesse un percorso fotografico partendo da una compatta, poi quando e se dovesse andargli  stretta allora dovrebbe passare ad una bridge e solo quando anche questa rappresenterà una limitazione allora sarà il caso di acquistare una reflex con tutto ciò che comporta a livello di spese.
Oggi invece si vogliono bruciare le tappe, acquistare subito il top, frequentare un corso di fotografia di poche ore e credere di aver preso dimestichezza con un’arte che i grandi fotografi hanno impiegato un’intera vita a comprendere. Sarebbe come prendere la migliore tela, i migliori pennelli, un manuale di pittura e pensare di poter fare un quadro perché si dispone dei mezzi migliori.
Fotografi non si nasce, tranne qualche rara eccezione, si diventa con il tempo, la passione, le prove sul campo, se si è disposti a passare ore ed ore dietro il mirino, se si è disposti a prendere freddo, a stare fuori quando gli altri rientrano, se si sente una leggerezza interiore quando si scatta allora a mio avviso si può sperare di diventare fotografi, altrimenti no. Ma come sempre è un mio pensiero personale.

Breve guida sulle lenti

Lenti, ma quante ne esistono? Come usarle a seconda del caso? Che peculiarità possiedono?
Questi sono alcuni quesiti che una persona che si affaccia alla fotografia si potrebbe porre. Per prima cosa possiamo fare un discorso generale sui mm che caratterizzano determinate tipologie di lenti:
-          dai 12mm ai 28mm abbiamo le lenti grandangolari, quella famiglia di lenti che ci servono per fotografare paesaggi ad esempio o scene di grande respiro
-          dai 36mm ai 50mm invece abbiamo le lenti “normali”, che a grandi linee rispecchiano quella che è la visione che abbiamo guardando ad occhio nudo una scena e si usano per foto di reportage, per documentare scene di vita quotidiana ad esempio e per far sentire  “dentro” la scena chi guarda lo scatto
-          dai 70mm ai 200mm entriamo nel campo dei medio tele, quegli obiettivi cioè che servono a fotografare soggetti mediamente distanti per ingrandirli oppure per fare ritratti in modo discreto senza stare addosso al soggetto
-          dai 200mm in su ci sono i tele propriamente detti, lenti dedicate ad esempio alla caccia fotografica o per riprendere comunque soggetti lontani, un esempio sono i “cannoni” che si vedono a bordo campo durante le partite di calcio

Oltre a questi obiettivi ve ne sono alcuni dalle funzionalità particolari come ad esempio i fisheye, obiettivi 8mm che coprono una visuale di 180 gradi, simile a quella dei pesci e che permettono inquadrature anche fantasiose.
Altre lenti specialistiche sono quelle denominate MACRO, non hanno una lunghezza definita, ve ne sono da 35mm, 50mm a salire a piacimento ed hanno la peculiarità di riprendere gli oggetti con fattore di ingrandimento 1:1 e di mettere a fuoco ad una distanza bassissima, sono utili per foto agli insetti, ai fiori ad esempio, a tutto il mondo “piccolo” che spesso ci passa accanto senza che lo vediamo.
Ogni lente poi porta con se delle proprie problematiche, gli unici virtualmente esenti da esse sono i “normali” perché richiedono schemi ottici poco complessi rispetto agli altri.
Le lenti grandangolari ad esempio portano ad un effetto ricurvo ai bordi, sempre più accentuato mano a mano che si scende con i mm e diventa un difetto grosso se si fotografano edifici ad esempio perché le linee assumono curvature strane.
I tele obiettivi invece portano ad uno “schiacciamento” dell’immagine che può essere o non essere un difetto a seconda dell’inquadratura e del soggetto mentre le lenti macro sono di solito molto definite e se usate per ritratti possono tirare fuori anche i minimi difetti della pelle.
Per valutare la bontà di una lente andrebbero analizzati mille fattori, non conta solo la luminosità intesa come valore di diaframma, ogni lente ha una sua anima che trasferisce allo scatto. No, non sono matto, semplicemente i vetri fanno passare la luce in modo diverso, possono fornire più o meno dettaglio, rendere più morbide o più dure le foto ed anche a livello cromatico possono esserci delle peculiarità.
Come destreggiarsi quindi?
I forum sono una miniera di informazioni cui attingere, si possono sentire pareri, vedere foto d’esempio e parlare con chi possiede una determinata lente per sentire cosa ci può raccontare. Occhio però, solitamente chi spende 1000 euro per una lente sarà poco disposto a criticarla anche solo per non fare la figura del fesso quindi cercate sempre interlocutori critici, chi esalta solo i pregi, chi non trova difetti non è mai un buon consigliere perché tutto ciò che viene prodotto porta con se qualche difetto, fosse anche solo la costruzione stessa dell’obiettivo che può non convincere del tutto.
Un consiglio, lasciate perdere le riviste, di serie ne sono rimaste poche così come i siti specializzati in recensioni, purtroppo come tutte le attività commerciali essi ricevono tangenti sotto forma di pubblicità e sicuramente saranno meno critici verso chi gli permette di esistere piuttosto che verso gli altri.
Altro consiglio, è difficile che possiate trovare una buona lente ad un prezzo basso, soprattutto nel nuovo, gli affari si fanno nell’usato quindi mettetevi in testa che se poco pagate poco avete che non va tradotto nel senso che bisogna acquistare solo lenti costose ma che le aspettative devono essere proporzionate al prezzo.
Ultima cosa, se avete un budget limitato per iniziare è meglio scegliere un corpo meno costoso ed investire subito in una buona ottica perché questa combinazione vi ripagherà dello sforzo economico mentre se farete il contrario rimarrete solo delusi.