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mercoledì 5 gennaio 2011

Fotografi per moda o per passione?

Sembra un quesito stupido ma se vi guardate attorno vi accorgerete che non lo è affatto. Fino a qualche anno fa andando in giro a fotografare vedevo tre categorie di fotografi, c’erano i professionisti, super attrezzati, poi c’erano gli amatori evoluti spinti da una grande passione ma senza la pretesa di campare con i propri scatti ed infine c’erano le persone normali con le loro macchine compatte che fotografavano per avere un ricordo.
Oggi se andate in una piazza o a una manifestazione noterete che le reflex imperversano ovunque, perché?
Molte persone che entrano in un centro commerciale prendono una reflex perché costa quanto una ottima bridge ma fa più “figo” e poi non comprano neanche un obiettivo in più e restano con quello in kit con cui nasce la macchina. Queste persone non ottengono nessun beneficio da una reflex, solitamente la usano nelle modalità programmate senza mai passare alle impostazioni manuali e a loro basta portare a casa uno scatto decente. Questi sono gli utenti soprannominati “utonti”, persone che non scelgono in base alle esigenze ma in base alle mode o ai consigli del commesso di turno, persone che non si documentano prima dell’acquisto e che credono che più spendono e migliori saranno le foto scattate.
A me dispiace che questi acquirenti non siano stati indirizzati verso una buona bridge che, anche se con un sensore più piccolo, li avrebbero ripagati maggiormente in termini di flessibilità di utilizzo. Io ho usato con molta soddisfazione bridge di tutte le marche affiancandole alla reflex e so che hanno delle peculiarità invidiabili come l’escursione focale enorme in un corpo piccolo, la leggerezza e lo scarso ingombro. Quando vado in giro a fare foto ben che vada ho appesa alla spalla la reflex che con un obiettivo si aggira sui 2.5 Kg e se porto lo zaino supero abbondantemente i 6 Kg di attrezzatura mentre una bridge si attesta sui 450 grammi solo che a me servono altre cose come l’ergonomia, lenti dedicate a particolari tipologie di foto e la tropicalizzazione per fotografare anche sotto la pioggia senza patemi d’animo.
Per fare un esempio di utonto posso citare una persona convinta che la lettera A sul selettore della sua reflex indicasse il modo automatico invece del programma ad apertura di diaframma…una piccolezza che rende chiaramente l’idea dell’inutilità dell’acquisto di una reflex da parte di questa persona.
Io credo che per non rimanere delusi nella vita non bisogni mai ambire al top ma a ciò che realmente serve, meglio sarebbe che una persona facesse un percorso fotografico partendo da una compatta, poi quando e se dovesse andargli  stretta allora dovrebbe passare ad una bridge e solo quando anche questa rappresenterà una limitazione allora sarà il caso di acquistare una reflex con tutto ciò che comporta a livello di spese.
Oggi invece si vogliono bruciare le tappe, acquistare subito il top, frequentare un corso di fotografia di poche ore e credere di aver preso dimestichezza con un’arte che i grandi fotografi hanno impiegato un’intera vita a comprendere. Sarebbe come prendere la migliore tela, i migliori pennelli, un manuale di pittura e pensare di poter fare un quadro perché si dispone dei mezzi migliori.
Fotografi non si nasce, tranne qualche rara eccezione, si diventa con il tempo, la passione, le prove sul campo, se si è disposti a passare ore ed ore dietro il mirino, se si è disposti a prendere freddo, a stare fuori quando gli altri rientrano, se si sente una leggerezza interiore quando si scatta allora a mio avviso si può sperare di diventare fotografi, altrimenti no. Ma come sempre è un mio pensiero personale.

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