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mercoledì 5 gennaio 2011

Post produzione e ritocco fotografico

La fotografia digitale ha aperto le porte alla creatività del fotografo in un modo totalmente diverso rispetto ai tempi della pellicola. Per chi come me ha fatto la gavetta con la reflex analogica l’unico modo per intervenire sullo scatto era o in fase di acquisizione attraverso filtri da porre davanti alla lente o attraverso l’uso “intelligenze” della luce oppure, per chi si sviluppava da solo le foto, lavorare in camera oscura per ottenere viraggi e colori particolari. Oggi tutto ciò si ottiene tranquillamente e comodamente attraverso due colpetti di mouse al pc e può essere un bene o un male, a seconda di come si utilizza tale strumento.
Qual è il rischio che si corre?
Sapere che al pc potremo recuperare gli sbagli nella valutazione dell’esposizione, gli sbagli nel bilanciamento del bianco e che potremo ritagliare, modificare, cancellare eccetera ci potrebbe portare a divenire dei grafici e non dei fotografi.
Io agisco in modo ibrido, per mia imposizione le modifiche che apporto alle foto sono le stesse che potevo apportare con la pellicola e non sono poche, il ritaglio della foto, l’aggiustamento dei colori, il portare lo scatto in bianco e nero o applicare dei filtri colore che agiscono sulla saturazione sono tutte tecniche che si usavano anche con la pellicola. Quello che mi impongo di non fare è cancellare parti della foto con strumenti come il timbro clone oppure stravolgere la realtà perché a mio modo di vedere la foto deve raccontare ciò che vedo ed al limite enfatizzare un determinato messaggio che voglio farle trasmettere.
Spesso invece vedo che le persone abusano dei mezzi informatici storpiando la realtà e regalando immagini che non sono “vere”.
Un esempio: se mi trovo in montagna e fotografo una vallata ed in quella vallata corre una linea elettrica con tanto di tralicci qualcuno potrebbe essere tentato di cancellarli per rendere più armoniosa la foto ma a mio avviso sarebbe una bruttura peggiore della realtà rovinata dall’uomo con i suoi interventi invasivi. Quello che voglio io è che se un domani qualcuno andrà nella stessa valle dovrà vedere ciò che io ho fotografato, non qualcosa di profondamente diverso.
Per i ritratti poi si potrebbe aprire un dibattito, con il digitale le persone non vogliono più vedere se stesse nelle foto ma ciò che vorrebbero essere, niente rughe, niente borse sotto gli occhi, magari qualche chilo di meno e via i doppi menti.
Ma sono loro alla fine o manichini?
Il brufolo, la piccola imperfezione, il capello fuori posto, sono questi i dettagli che ci rendono unici e che ci caratterizzano, perché eliminarli? Solo per assomigliare alle modelle dei giornali che vengono profondamente modificate dai fotografi al pc?
Tutto questo discorso lo faccio perché ritengo che si dovrebbe seguire un’etica quando si fotografa e ritengo che l’etica, ridotta all’osso per non porre troppe limitazioni, dovrebbe almeno spingere il fotografo a non modificare la realtà come se fosse un dio.
Tutte queste sono considerazioni personali ovviamente, sono solo un singolo punto di vista e mi riprometto di dimostrare quanto il fotografo può modificare la realtà con degli esempi pratici appena avrò un po’ di tempo.
La cosa da tenere a mente è che se si inizia a lavorare più sul proprio computer che durante la fase di scatto allora qualcosa non funziona, bisogna spegnere tutto e ripartire da zero perché quando ci si appoggia troppo alla manipolazione post scatto si perde tutto il bagaglio di conoscenze che stanno alla base della fotografia stessa.
L’inquadratura ad esempio, dobbiamo avere fin da subito la visione di ciò che vogliamo riprendere e non pensare che tanto poi potremo ritagliare l’immagine a piacimento perché altrimenti non alleneremo mai il nostro occhio. Questa cosa può sembrare stupida ma con il tempo vi accorgerete che se ponete attenzione quando scattate poi mentre camminerete vedrete le cose già in prospettiva come se le vedeste attraverso il mirino! Non occorre essere dei mostri per riuscirci, sarà l’abitudine a fare sì che il vostro occhio veda una scena già sapendo come verrà riprodotta attraverso il vostro obiettivo, scattato questo meccanismo mentale poi vedrete che ottenere foto particolari vi verrà “naturale” e scoprirete dettagli di strade percorse mille volte che prima non avevate mai notato.
Ovviamente tutto ciò richiede tempo e la pazienza è l’arma che non può mancare in un fotografo perché pretendere che sia la macchina a fare la bella foto è solo una illusione, pensare che investire in un super corpo o avere delle super ottiche sia sufficiente a cogliere l’attimo è totalmente sbagliato.
Ricordate sempre che il dito che preme l’otturatore è il vostro, che l’occhio che sceglie cosa inquadrare appartiene a voi e che solo voi potete decidere le impostazioni della vostra macchina quindi se riuscite a fare una bella foto non abbiate timore di esserne fieri perché il merito è solamente vostro!

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