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venerdì 28 ottobre 2011

Minimalismo fotografico




Il minimalismo fotografico è una corrente di pensiero riesumata dalla pellicola che va di moda ultimamente anche con il digitale.
In cosa consiste?
Già il nome dice molto, minimalismo, in un mondo ultra tecnologico dominato da macchine fotografiche che ormai quasi si sostituiscono al fotografo molti si chiedono se non sia il caso di fare un passo in dietro e riscoprire l’essenza della fotografia. Il minimalista non cerca l’ultima macchina uscita o, se la possiede, cerca di non usare le funzioni che essa offre ma che vanno a denaturare la fotografia come ad esempio i filtri creativi e, nel caso più esasperato anche l’auto focus. Un minimalista sente il bisogno di ritornare alle origini, alla macchina fotografica vista come involucro ed un obiettivo attraverso cui far passare la luce per imprimere l’immagine sul sensore, il resto è di troppo perché svia l’attenzione, porta alla pigrizia e smette di far ragionare il cervello.
In parte mi trovo d’accordo con questa corrente di pensiero, oggi vedo molti scattare foto a raffica ripescando poi tra le tante lo scatto venuto bene ma ha senso? Un fotografo dovrebbe essere un cecchino, dovrebbe fare centro ad ogni colpo e sapere prima come sarà la foto ma è difficile, ci vuole pazienza, bisogna conoscere la macchina fotografica e la luce e oggi pochi hanno tempo e voglia di farlo.
Come per tutte le cose gli eccessi non vanno bene a mio avviso, molte evoluzioni e funzioni dei corpi macchina sono effettivamente una manna dal cielo per chi fotografa e sarebbe assurdo rinunciarvi per abbracciare un minimalismo integralista. Conosco persone che non utilizzano neanche il flash reputandolo un orpello oppure persone che non vogliono sentir parlare di stabilizzatore di immagine. Ritengo tutto questo stupido, una cosa è non abusare di qualcosa, diverso è rifiutarlo categoricamente.
Un fotografo dovrebbe agire per gradi, farsi le ossa da minimalista, per conoscere la vera fotografia, fatta di poche cose e tante idee e poi, una volta acquisite le conoscenze e la tecnica evolvere piano piano sfruttando al meglio ciò che il progresso gli mette in mano.
Il minimalista secondo alcuni dovrebbe avere un corpo macchina spartano, usare solo il mirino ottico e un obiettivo con focale equivalente a 50mm, tutto ciò a detta loro dovrebbe bastare.
Forse è vero, anche io ho fotografato per molto tempo usando un corpo macchina micro 4\3 con su solo un 50mm equivalente fisso e mi ci divertivo molto ma è anche vero che ho perso moltissime fotografie e moltissime possibilità espressive così.
Vale la pena abbracciare un movimento come il minimalismo fotografico? Sicuramente sì per farsi le ossa e per gettare le basi delle proprie conoscenze fotografiche, poi però è anche giusto utilizzare ciò che la tecnologia ci mette a disposizione, tanto chi sa fotografare non abuserà mai di filtri ed effetti particolari che, nella maggior parte dei casi, servono solo a camuffare pessime fotografie.

giovedì 27 ottobre 2011

Modalità di ripresa nelle reflex: A-S-P-M

Quando si approda alle reflex una cosa che può cogliere alla sprovvista un novello fotografo è l’assenza delle scene pre impostate presenti sulle compatte e sulle bridge e, a dire il vero, anche sulle reflex entry level. Se però uno acquista una macchina semi professionale o professionale potrebbe trovarsi catapultato in un mondo che solo apparentemente complica la vita al fotografo.

Sulle reflex si lavora in diversi modi, o completamente in manuale oppure andando ad agire sui parametri che ci interessano e lasciando poi alla macchina le altre scelte. Lavorare in manuale non vuole dire essere un fotografo migliore rispetto a chi lavora in una modalità programmata, vuole dire semplicemente avere più tempo per poter settare la macchina per una data fotografia mentre utilizzare le altre modalità ci permette una più rapida possibilità d’azione se ci troviamo a fare fotografie di diversa tipologia nello stesso momento.

Cosa significano le lettere A-S-P-M?

A: è la modalità che permette di scegliere il diaframma, in pratica noi decidiamo la luminosità e di conseguenza anche la profondità di campo che deve avere la foto e la macchina regola i tempi di scatto e gli iso.

S: qui noi decidiamo i tempi dello scatto lasciando alla macchina la scelta del diaframma e degli iso.

P: è la modalità “automatica” delle reflex, la macchina decide i tempi, il diaframma e gli iso più adeguati per una determinata scena, possiamo comunque variare tali valori se vogliamo personalizzare lo scatto.

M: manuale, qua dobbiamo scegliere tutto noi, nulla di complicato ma dovremo per ogni scatto andare a vedere che le scelte siano corrette e che il risultato ci soddisfi.

 

Io lavoro al 99% in A, mi piace decidere la profondità di campo dello scatto, valutare di volta in volta la quantità di sfocato e lasciare alla macchina le altre impostazioni a parte gli iso, anche su quelli preferisco lavorare manualmente.

Il bello delle reflex è la flessibilità, indipendentemente dal programma che scegliamo per scattare avremo sempre la possibilità di agire su ogni singolo parametro se lo riterremo necessario, nulla ci sarà precluso ed è questo che rende magica la reflex.

Un fotografo non può accontentarsi di lasciar decidere tutto alla macchina ma deve capire quale parte delle impostazioni deve controllare di volta in volta per ottenere la foto che ha in mente.

Se per esempio vogliamo fotografare le scie create dai fari di un’automobile in corsa dobbiamo lavorare in S per trovare il giusto tempo necessario ad ottenere tale effetto ma non sempre basta, spesso infatti dovremo anche andare a lavorare sugli iso e sull’esposizione per ottenere una bella foto.

Bisogna sempre ricordare che la macchina fotografica si imposta in automatico per portare a casa lo scatto ma non ha idea di quello che noi vogliamo ottenere e quindi dobbiamo imparare a domare i vari parametri che ci mette a disposizione.

Se ad esempio stiamo eseguendo una macro lavorando in A decideremo se mettere a fuoco un singolo particolare o tutta la scena inquadrata, se ad esempio stiamo fotografando un insetto potremmo volere a fuoco solo la testa oppure tutto il corpo e potremo deciderlo agendo sul diaframma.

Un  fotografo potrebbe anche affidarsi sempre alla macchina e lavorare esclusivamente in P ma a mio avviso questo fotografo sarebbe una persona che ha fatto un acquisto errato potendo a quel punto prendere una validissima bridge, risparmiando soldi e potendo anche contare su scene programmate che gli assicurerebbero sempre ottimi risultati.

La pigrizia e le reflex non vanno d’accordo a mio avviso.

 

 

martedì 25 ottobre 2011

Niente Sony Nex-7 e A65 per Natale

Purtroppo per gli appassionati degli ultimi gadget tecnologici a causa delle inondazioni avvenute in Thailandia negli ultimi giorni Sony ha dovuto chiudere le fabbriche che producevano la Nex-7 e la A65. Il pensiero non può non andare agli oltre 300 morti e migliaia di senza tetto causati da questo disastro atmosferico.
Ecco una immagine eloquente di come siano ridotte quelle popolazioni oggi:


lunedì 24 ottobre 2011

Test comparativo Zuiko Digital 35mm macro e lo Zuiko Digital 50mm macro con e senza l'EC-14

Come da titolo ho messo a confronto con 4 rapidi scatti i due obiettivi macro Zuiko, il 35mm ed il 50mm sia con che senza l'ec-14, tutte le foto sono riprese a f5.6 alla minima distanza di messa a fuoco possibile, la prima foto ritrae il soggetto vicino ad una scheda SD per capire le dimensioni.


35mm

35mm+ec-14

50mm

50mm+ec-14


domenica 23 ottobre 2011

Olympus Zuiko Digital 50mm f2 macro



Credo che lo ZD 50mm f2 macro, equivalente ad un 100mm sul 35mm sia una lente obbligatoria nel corredo di qualsiasi utente Olympus.
Questo vetro è probabilmente il più definito della gamma Zuiko, una lama che può essere usata senza problemi sia nelle macro che nei ritratti grazie alla sua alta definizione.
La velocità della messa a fuoco non è il massimo, essendo un'ottica macro è pensata più per la precisione che per la rapidità quindi dovete avere pazienza se ogni tanto impiegherà un pò a mettere a fuoco il soggetto.
La sua luminosità di f2 lo rende perfetto per ambienti poco luminosi ma la ridotta profondità di campo obbliga ad avere una particolare attenzione per quanto riguarda l'effettivo punto di messa a fuoco, a dispetto di quanti molti affermano infatti anche nel 4:3 è facile avere a fuoco la ciglia e non la pupilla del soggetto!
L'ottica è ovviamente tropicalizzata appartenendo alla famiglia delle pro ed è molto compatta e leggera, nonostante ciò non si ha mai la sensazione che possa essere anche fragile.
Una caratteristica importante è che montando il moltiplicatore EC-14 questa lente diventa un 140mm equivalente f2.8 senza perdere minimamente in qualità.
Distorsioni ed aberrazioni cromatiche sono praticamente assenti essendo un'ottica fissa di pregio.
Vi metto alcune immagini di prova che vi permetteranno anche di valutare l'esigua profondità di campo che si può raggiungere, le palline delle foto sono minuscole, 2mm di diametro.





sabato 22 ottobre 2011

Isola della Cona riserva naturale alle foci dell'Isonzo

Di seguito vi metto delle foto eseguite oggi presso l'Isola della Cona, una riserva naturale alle foci dell'Isonzo che offre molti spunti fotografici per i naturalisti. Purtroppo il tempo era inclemente, cielo cupo e vento a 60 Km\h, ho scattato con la Olympus E-5+ZD50-200SWD+ec-14, alla focale massima equivalente a 560mm a mano libera.





















venerdì 21 ottobre 2011

Fuji FinePix X100

La Fuji ultimamente sta sorprendendo il mondo fotografico per le macchine che immette sul mercato ed una delle più apprezzate è sicuramente la X100.
Cosa possiede di tanto particolare questa macchina fotografica per poter salire alla ribalta e ottenere riconoscimenti da tutto il mondo?
Semplice, è l’incarnazione della razionalità fotografica di un tempo fusa in modo esemplare con le ultime tecnologie disponibili.
Di fatto parliamo di una reflex a ottica fissa dalle dimensioni contenute, corpo in metallo e design che riprende le linee delle macchine anni ’70.
Nel dettaglio la macchina offre un sensore APS-C da 12Mp, ottimo rapporto grandezza-risoluzione quindi a tutto vantaggio della qualità dell’immagine. Come obiettivo troviamo un’ottica fissa equivalente a 35mm, un normale in grado di soddisfare molteplici stili fotografici ma votato alle foto da strada ed ai reportage e, grazie al suo f2 garantisce anche ottimi risultati nello sfocato.
La grande innovazione di questa macchina risiede però nel mirino, Fuji è infatti riuscita a fondere un mirino tradizionale assieme ad uno elettronico dando la possibilità di passare dall’uno all’altro attraverso un tasto, una grande comodità per il fotografo che potrà così decidere di volta in volta la soluzione migliore. In alternativa al mirino è presente anche un monitor da 2.8” con risoluzione da 460.000 punti, non il massimo ma comunque in grado di restituire una buona risoluzione per rivedere gli scatti.
Per i nostalgici sarà una manna ritrovare la ghiera dei diaframmi sull’ottica, una comodità persa con l’avvento del digitale e riscoperta, per fortuna, da Fuji, brava, spero veramente che altri seguano il suo esempio in tal senso.
Dalle immagini che si vedono in rete la gestione del rumore è buona fino a 1600 iso, un ottimo risultato quindi tenendo conto che con un’ottica f2 il bisogno di salire con la sensibilità sarà ridotta all’osso.
Il vero problema è dato dal prezzo, 1.000 euro sono tanti anche se va tenuto conto della qualità dei materiali, dell’ottima ottica e del fatto che il tutto nasce in Giappone, niente cineserie quindi o manodopera a basso costo.
Personalmente è una macchina che consiglio solo a chi sa già fotografare e sa perfettamente cosa vuole, oggi la maggior parte delle persone è zoom dipendente e non riesce a concepire un’ottica fissa ed è un vero peccato. Tutti i fotografi dovrebbero nascere utilizzando solo ottiche fisse per imparare a ragionare di più, per imparare a pensare prima di scattare ma è una pretesa grossa al giorno d’oggi visto che tutti cercano le comodità. Con questo tipo di macchina si deve camminare, muoversi nella scena e cercare il particolare, uno stimolo quindi e tutto ciò che stimola in fotografia è sempre gradito visto l’appiattimento di idee cui stiamo assistendo ultimamente.
Vale la pena prendere la X100?
Se potessi permettermela sarebbe la mia macchina da passeggio e quindi direi proprio di sì ma io con ottiche fisse sono abituato a lavorare, se avete in mente questo acquisto fate una prova, prendete la vostra compatta, dimenticate lo zoom e uscite a fotografare dovendo muovervi, capirete subito se è adatta a voi.






giovedì 20 ottobre 2011

Olympus E-5 + 35mm macro

Ecco tre scatti eseguiti con la Olympus E-5 ed il 35mm Macro, lo scatto è eseguito su cavalletto, messa a fuoco manuale attraverso live-view e con sollevamento preventivo dello specchio e ritrae un dvd su cui ho spruzzato dell'acqua con un nebulizzatore. ISO 200, f 3.5




Scelta delle lenti

Quando si deve comperare una macchina fotografica spesso si va in crisi per la quantità di modelli disponibili sul mercato ma poi, una volta fatto questo passo, ci si ritrova in un pantano ancora più vasto costituito dalle ottiche che si possono acquistare.
Solitamente le reflex vengono vendute con un obiettivo in kit che normalmente è un 18-55mm che a seconda della macchina su cui è montato diviene un 28-70 circa. Questo tipo di obiettivo ovviamente non è il massimo ma rappresenta un valido compromesso tra qualità e prezzo per dare la possibilità al fotografo che si avvicina al mondo delle reflex di capire i propri bisogni.
Già perché è questo il problema reale, capire i propri bisogni.
Amate i paesaggi o preferite i primi piani?
Vi piace fare foto macro o preferite poter riprendere oggetti lontani?
Se la risposta è che vi piace tutto allora o vendete la reflex e prendete una bridge oppure iniziate a preparare la carta di credito per le grosse spese.
Il primo consiglio che posso dare è di sostituire l’ottica del kit che solitamente è anche buia con una di buona qualità e luminosa, noterete subito la differenza nella nitidezza, nella velocità della messa a fuoco e nel controllo delle distorsioni.
Un fattore che deve essere chiaro è che le ottiche buone si pagano e si pagano anche care ma valgono ogni centesimo speso, pensare di poter fare tutto con ottiche buie o tutto fare vuol dire non aver capito cos’è la fotografia.
Molte persone possono anche vivere perfettamente con la lente in kit, sia chiaro, solo che a mio avviso hanno buttato i loro soldi perché un fotografo non può accontentarsi di risultati mediocri ma ricerca sempre la qualità e quella viene fuori con lenti buone, non sarebbe mortificante avere un buon occhio per le inquadrature e poi non poter esprimere il concetto per la carenza dell’obiettivo?
Sempre più spesso vedo che le persone prendono un corpo di alto livello come può essere una Nikon 7000 e poi ci piazzano davanti un 18-200mm convinti che l’accoppiata sia il top. Niente di più falso, con questa accoppiata si spreca la bontà del corpo, l’ottica è sì valida ma buia e soffre di distorsioni evidenti e, cosa non da poco, si abbina un corpo tropicalizzato ad una lente non tropicalizzata perdendo il vantaggio di poter scattare senza pensieri in qualsiasi condizione meteo.
La soluzione migliore è dividere almeno in due le lunghezze focali e prendere una lente che parta dal grandangolare e arrivi al medio tele ed una che parta dal medio tele ed arrivi al tele spinto, in questo modo si possono acquistare ottime lenti luminose che faranno la differenza nell’uso quotidiano.
Si potrebbe pensare che per un utilizzo amatoriale spendere troppo per le lenti sia uno spreco e potrebbe essere vero in alcuni casi ma allora ribadisco che la scelta della reflex sarebbe sbagliata fin dall’inizio visto che oggi le bridge hanno raggiunto un buon compromesso tra qualità e praticità che fa molto comodo a chi della fotografia fa un uso occasionale.
Per quanto riguarda Olympus io consiglio l’acquisto del 14-54mm o del 12-60mm come lenti primarie e del 50-200mm come teleobiettivo, con queste accoppiate si copriranno lunghezze focali che andranno dai 24mm o 28mm fino ai 400mm, lunghezze focali che coprono praticamente tutti i possibili campi di interesse del fotografo. Aggiungendo poi una lente macro come il 35mm o il 50mm avremo già un parco ottiche versatile e di qualità. Ovviamente i costi non saranno irrisori, si parla di un minimo di 500 euro fino ad un massimo di 1.200 a lente, non pochi sicuramente ma le spese si eseguono nel tempo e a seconda della possibilità.
Questo discorso vale sia che si parli di corpi professionali sia che si parli corpi entry level perché il grosso della differenza lo fa la lente, il corpo macchina cambia solo le modalità di esecuzione.
Io in 8 anni di utilizzo di corpi Olympus ho messo su un corredo che tra lenti, flash e optional vari si aggira su un valore di 11.000 euro, una cifra che a ripensarci a mente fredda mi fa tremare le gambe ma che spalmata negli anni tra 13° e 14° è stata possibile, rinunciando ad altre cose ovviamente.
Per marche come Nikon e Canon il fotografo potrà contare su parchi ottici estremamente vasti cui attingere e, cosa importante, anche un grande mercato dell’usato che consentirà di ridurre le spese d’acquisto in modo notevole mentre per marchi come Olympus, Pentax, Panasonic e Sony le scelte, anche se presenti, sono oggettivamente più limitate.



mercoledì 19 ottobre 2011

Canon EOS-1D X...il top

Ci sono aziende che sanno cambiare rotta e che se si impegnano riescono a stabilire nuovi punti di riferimento nel mondo fotografico, una di queste è Canon con la sua nuova ammiraglia EOS-1D X.
Che dire di questa “belva”?
I numeri parlano chiaro, un sensore full frame da “soli” 18 Mega Pixel, doppio processore d’immagine DIGIC 5+ ed un ulteriore processore di immagine DIGIC 4 per la misurazione dell’esposizione, un otturatore garantito per almeno 400.000 scatti ed una cadenza massima di 14 foto al secondo costanti grazie al buffer di memoria migliorato per non saturarsi mai, il tutto racchiuso in un guscio di magnesio con guarnizioni per la tropicalizzazione. Sul lato del monitor troviamo un 3.2” da oltre 1 milione di pixel e, sempre nella parte posteriore del corpo, un ulteriore piccolo monitor che riassume le impostazioni di scatto come quello presente sulla parte alta della fotocamera. A terminare la carrellata di gadget troviamo anche un nuovo sistema di rimozione della polvere dal sensore che spero funzioni meglio di quelli precedenti tenendo anche conto che più grande è il sensore e maggiori sono le probabilità che la polvere vi ci si depositi.
Unica nota dolente l’aspetto, è parecchio brutta…ma ad un professionista che spenderà 6000 euro per averla importerà poco niente.
La prima considerazione da fare è la bassa densità di pixel in relazione all’ampia superficie del sensore, ottima notizia per avere foto pulite anche ad alti ISO e finalmente anche Canon è entrata nella filosofia, varata da Olympus, che i Mega Pixel contano fino ad un certo punto, poi il resto lo fa l’elettronica alle loro spalle. Proprio su questo fronte Canon ha lavorato in modo esemplare e ritengo che attualmente sia la macchina che garantisce la maggiore potenza di elaborazione sul mercato (tolte le medio formato).
Anche il motore auto focus è stato rivisto e potenziato, cosa che sembra incredibile visti i già  ottimi risultati che la casa detiene in questo campo ed ora per la messa a fuoco la macchina fotografica terrà conto anche dei colori rendendo ad esempio possibile il riconoscimento dei volti anche con la messa a fuoco a contrasto di fase.
Ciò che sarà da valutare sarà la gamma dinamica, Canon dichiara passi avanti notevoli anche in questo campo che da sempre rappresenta il suo tallone d’Achille…..vedremo.
Ciò che mi ha colpito in questo corpo è che incarna la volontà di Canon di imporsi come riferimento per i professionisti, una prova di forza quindi cui Nikon dovrebbe rispondere a breve ma a questo punto potrebbe anche ritardare la presentazione della sua nuova ammiraglia full frame per adeguarla allo standard imposto da Canon.
Una bella lotta tra titani insomma che porterà ad un abbassamento dei prezzi dei corpi ora in commercio a tutto vantaggio di chi non può o non vuole spendere cifre troppo elevate.
Un fattore da valutare sarà l’abbinamento corpo-lenti, bisognerà cioè vedere se tutta questa potenza del corpo macchina verrà sfruttata dalle ottiche ora in commercio, perché se a livello di risolvenza non dovrebbero esserci problemi potrebbe essere invece castrata la possibilità di tirare fuori i dettagli fini ai bordi dell’immagine se le lenti non saranno studiate in ottica telecentrica, anche qua Olympus insegna.
Ecco alcune immagini della nuova Canon:






The end of Olympus system 4:3? La fine del sistema Olympus 4:3?

Il sistema 4:3 è nato a mio avviso nel modo peggiore possibile sotto il profilo del marketing e delle potenzialità ed ancora oggi ne paga le conseguenze.

Ritornando a quei tempi bisogna ricordare che i professionisti stavano passando dai sistemi a pellicola a quelli digitali e si trovavano davanti diverse opzioni, dai sensori con rapporto 3:2 APS-C di Canon, Nikon e in seguito Pentax al sistema differente adottato da Olympus con il suo sensore dal rapporto 4:3, più piccolo dei concorrenti e più quadrato. I professionisti erano già abituati a lavorare con il rapporto 3:2 della pellicola e quindi scegliere un formato per cui possedevano già l’occhio fu una conseguenza naturale senza contare il fatto che chi aveva già un corredo di ottiche difficilmente avrebbe venduto tutto per migrare verso Olympus.

Il grande vantaggio di Olympus allora era che tutto il sistema era stato concepito per il digitale con lenti telecentriche che facevano la differenza perché accoppiate ad un sensore quasi quadrato che ne esaltava la qualità anche ai bordi quando i concorrenti ancora utilizzavano le stesse ottiche della pellicola portandole sui corpi digitali.

Seppe sfruttare questo fattore?

No, nessuna campagna pubblicitaria di massa e penetrante, molti annunci in rete ma pochi fatti che non riuscirono a convincere i professionisti a cambiare i loro corredi anche per mancanza di testimonial di alto livello che sostenesso il nuovo standard.

Il sensore Olympus poi soffriva molto in condizioni di bassa luminosità rispetto alla concorrenza generando molto rumore che andava a rovinare la qualità degli scatti già a 800 iso quando gli altri arrivavano a 1600 prima di soffrire della stessa grana.

Lo sbaglio più grosso fu quello di mettere sul mercato una prima ammiraglia che se da un lato fece storia per la sua ergonomia e silenziosità  dall’altro portò con sé scelte progettuali totalmente sbagliate. Va ricordato che la E-1 infatti non possedeva né il flash incorporato né lo stabilizzatore di immagine, due fattori questi che sommati alla scarsa propensione agli alti ISO rendevano l’ammiraglia appetibile solo per foto diurne o foto da studio tagliando le gambe ai fotografi amatori che poi sono quelli che determinano gli introiti reali alle case costruttrici.

Per cercare di risollevare le vendite Olympus si perse poi nella produzione di diverse classi di reflex entry level come la serie E-4xx ed E-5xx creando solo confusione e sprechi di produzione visto che poi le vendite erano sempre minime rispetto alla concorrenza.

Nonostante ciò va ricordato che Olympus è stata la casa che ha dato il via a tutte le rivoluzioni nel campo digitale, è stata la prima casa a dotare il sensore di un sistema di pulizia della polvere che ancora oggi risulta il migliore, è stata la prima a dotare il corpo macchina dello stabilizzatore di immagine, è stata la prima ad offrire il live-view sulle reflex e a concepire i filtri artistici già in macchina ma come spesso accade le lepri non vincono le gare ma facilitano gli avversari che devono solo imitare.

La seconda ammiraglia, la E-3, tentò di colmare gli errori della precedente cambiando sia la forma che la sostanza, adottando un flash integrato, lo stabilizzatore di immagine sul sensore e non ultimo uno schermo snodabile, grande novità sulle reflex. La E-3 doveva rappresentare la svolta per Olympus nel settore professionale ma così non fu, le vendite furono basse anche a causa di un prezzo di vendita alto se rapportato alla concorrenza che comunque era più aggressiva e rapida nel proporre nuovi modelli con cadenza annuale mentre Olympus restava al palo per 3 anni prima di presentare nuovi modelli.

La E-5, l’ultima ammiraglia immessa sul mercato è un capolavoro a mio avviso, non ha nessuna nota di spicco rispetto la concorrenza ma neanche mancanze ed in ogni sua funzione rimane ad un livello alto di prestazioni ma anche in questo caso il prezzo di vendita è troppo elevato soprattutto perché gli altri marchi hanno in catalogo modelli di pari classe (o superiore) a prezzi inferiori.

Io sono stato un sostenitore di Olympus fin dal primo momento, dalla E-1 alla E-5 ho avuto tutte le macchine fotografiche reflex di questa casa e posso quindi parlarne con cognizione di causa e rimarrò sempre sbalordito nel ripensare agli errori che Olympus commise e continua a commettere ancora oggi.

Quale industria ha mai dichiarato la fine di un sistema un mese prima di lanciare sul mercato una ammiraglia?

Quale professionista si sarebbe mai sobbarcato la spesa di passare al 4:3 sapendo che non avrebbe avuto una evoluzione?

Io sono un amatore, un appassionato di fotografia ed ho potuto permettermi questo ultimo acquisto conscio che mi accompagnerà per molti anni ma pochi altri mi hanno seguito.

Molti hanno venduto tutto e sono passati a Canon o Nikon.

Anche il comparto ottico è un tema di forte discussione, è vero che per il sistema 4:3 Olympus ha le ottime ottiche Zuiko che coprono le lunghezze focali dai 14 ai 600mm equivalenti e che sono ben differenziate come fasce di utilizzo tra amatoriali, semi professionali e professionali ma i prezzi sono alti se confrontati alla concorrenza, non ci sono altri marchi che supportino lo standard dopo l’uscita di scena di Sigma e le promesse di compattezza iniziali sono state solo in parte mantenute.

Io da amatore ho il mio bel borsone di ottiche ed il mio bel corpo macchina ma se vado a pensare a quanto valore mi porto appresso mi viene male nel momento in cui guardo alla vastità di scelta che hanno gli utilizzatori di corpi macchina Canon o Nikon, anche nell’usato e questo rappresenta un problema non da poco per chi si affaccia al mondo delle reflex per la prima volta.

Attualmente non si sa nulla del destino del 4:3, gli entusiasmi derivati dalla E-5 e dalla sua altissima qualità sono lentamente sciamati e dal Giappone non arrivano notizie ufficiali e questo non spinge le vendite di sicuro.

Sarebbero da licenziare in tronco i manager Olympus responsabili del settore marketing per la loro inadeguatezza che, per fortuna, non si è riproposta con il Micro 4:3 anche se pure in questo nuovo settore di passi falsi e scelte sbagliate ne hanno fatte decine ed ora che la concorrenza ha messo la freccia sta già superando Olympus in un settore da lei creato ed inventato di cui non ha saputo sfruttare le potenzialità fin dall’inizio.

Alle persone che mi chiedono cosa acquistare io non consiglio mai la mia marca, piuttosto indico in Pentax un ottimo acquisto e proprio a Pentax la Olympus dovrebbe guardare e prendere esempio visto che quella casa dall’oblio è arrivata ai vertici di categoria con 4 corpi macchina ottimamente concepiti ed un parco ottiche in fermento.

Stiamo assistendo alla fine dello standard 4:3?

Mi auguro di no ma razionalmente non vedo prospettive per il futuro e l’azienda non manda segnali in tal senso, sembra accanimento terapeutico nei confronti di un sistema in cui la stessa casa che lo ha creato non crede più.

Io nel mio piccolo il mio bel contributo alla causa l’ho versato nelle casse di Olympus e probabilmente ne verserò ancora uno per ricomprare il 12-60SWD che piano piano mi sta abbandonando ma poi stop, non spenderò più fino alla morte della mia E-5 e poi vedrò cosa avrà da offrire il mercato.

In tutto questo non mi sento tradito, a differenza di altri, da Olympus, il mercato funziona così, alle volte basta un passo falso e si fallisce, altre volte basta un buon colpo per vivere di rendita. Una cosa la so, Canon ha presentato la sua nuova ammiraglia, una macchina che va a riscrivere gli standard di riferimento per i professionisti, Olympus purtroppo non ha la forza economica per poter fare altrettanto e, sinceramente, credo che neanche le interessi più.

martedì 18 ottobre 2011

Olympus photo hunting

Domenica sono andato a fare una passeggiata con le mie due ragazze...la E-5 e la mia fidanzata e tra le foto fatte ne metto un paio che mi sono piaciute un pò per i soggetti ed un pò per i colori.






Gli scatti sono eseguiti con il 50-200SWD, lente che mi piace ogni volta di più per la nitidezza che restituisce e per la velocità della messa a fuoco.
Un altro scatto che mi piace per motivi sentimentali è questa:


il sentimento risiede nel fatto che amo questo castello ed il suo parco, un luogo in cui ho passato molte ore della mia vita a fotografare, leggere o semplicemente riflettere.

giovedì 13 ottobre 2011

Olympus HLD-4, il battery grip olympico

Alla fine è arrivato anche il battery grip per la mia E-5...una spesa effettuata tramite ebay visti i prezzi molto più bassi che si riescono a trovate in Inghilterra rispetto all'Italia. Il BG di casa Olympus a mio avviso è, esteticamente, una schifezza, non me ne voglia nessuno ma è un optional che dal punto di vista del design è buttato là e poco si sposa con le linee del corpo macchina.
Ecco alcune immagini del BG HLD-4 attaccato alla macchina con su il 50-200SWD



Estetica a parte il battery grip Olympus è ottimo, solido, possente oserei dire e con le due batterie inserite bilancia perfettamente il corpo quando si usano ottiche come il 50-200SWD, magari assieme all'EC-14.
Il BG è tropicalizzato ovviamente, come il resto del corpo macchina e dà la possibilità di essere utilizzato senza problemi per le riprese verticali grazie alla ripetizione delle ghiere di scelta e del pulsante di scatto, comandi questi che possono essere abilitati o disabilitati grazie ad un comodo interruttore.
Questo optional ha il grande pregio di raddoppiare gli scatti eseguibili portandoli a circa 1200, ottimo per lunghe sessioni di foto o uscite lontane da prese di corrente.
Direi che d'obbligo sarà l'acquisto della cinghia laterale che funge anche da supporto nell'impugnatura, appena la prenderò posterò le immagini ovviamente.
Il prezzo del battery grip originale è impegnativo, in Italia si sta tranquillamente oltre i 240 euro, 220 se si è fortunati mentre in Inghilterra, comprese le spese di spedizione, lo si trova a 160 euro cercando ed avendo pazienza. Esistono anche battery grip non originali, alcuni anche con il telecomando per lo scatto remoto e dal prezzo nettamente inferiore, sui 70 euro ma personalmente non mi sono fidato a fare un acquisto del genere per l'apparecchio che deve fornire l'energia alla mia macchina.
Da segnalare nella confezione anche l'adattatore per poter alimentare il BG con le pile stilo, utile in caso di emergenza.
Lo consiglio per due motivi, primo perchè migliora di molto l'ergonomia nell'impugnatura del corpo macchina e secondo perchè protegge il monitor della E-5 che è un pò esposto a possibili urti.
Un acquisto sensato?
Dipende dalle foto che fate, se non siete mai arrivati a fine batteria nelle vostre uscite non vi servirà assolutamente, se invece più di una volta avete dovuto mettere su una seconda cartuccia allora sarà un buon compagno di viaggio, soprattutto se avete ottiche pro e top pro.