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giovedì 17 maggio 2012

Review Olympus OM-D E-m5 prima parte

Eccomi qua con la nuova Olympus E-m5 finalmente arrivata tra le mie mani, alla fine mi sono deciso per la versione nera perché mi ricorda maggiormente la E-5 e mi ha dato un’aria più professionale rispetto alla silver ma sono gusti personali ovviamente, non è il colore che conta ma l’anima della macchina fotografica.
In questa prima review voglio parlare delle mie primissime impressioni, della presa di contatto e mi riservo di approfondire vari argomenti in varie recensioni che farò per analizzare singoli punti che possono essere d’interesse comune.
Una cosa che mi preme far notare e che non avevo letto nelle varie recensioni della macchina fotografica è che la stessa emette un leggero ronzio, percettibile chiaramente quando ci si trova in una stanza senza rumori e si inquadra nel mirino. Ho fatto delle ricerche e chiesto ad altri possessori della e-m5 e risulta comune a tutti gli esemplari ma ci sono solo ipotesi sul cosa lo generi, lo stabilizzatore no perché spegnendolo il ronzio permane, io non saprei a cosa attribuirlo, sembra quasi una micro ventolina di raffreddamento il cui rumore si attenua se si fanno filmati. Sia chiaro che non pregiudica in alcun modo la funzionalità della macchina ma magari un nuovo acquirente potrebbe allarmarsi mentre è tutto nella norma.
Iniziamo dal corpo macchina, piccolo, molto piccolo ma non scomodo da usare, io ho le mani grandi, porto la taglia 12 come guanti per rendere l’idea ma la impugno bene e montando il battery grip o anche solo la parte di esso che fa anche da impugnatura l’ergonomia migliora ulteriormente. Il magnesio usato come materiale è sempre il top, dona una sensazione di solidità estrema tipica delle ammiraglie Olympus e questa om-d è l’attuale ammiraglia della casa nel settore micro 4\3. nella parte superiore della macchina trovano spazio ben 3 ghiere, una per la selezione dei programmi di ripresa sul lato sinistro del corpo e due sul lato destro configurabili a piacere dall’utente nelle funzioni che andranno a comandare. Sempre sulla parte superiore ci sono anche due tasti di scelta rapida sempre configurabili a piacere.
Passando alla parte posteriore del corpo abbiamo il bellissimo monitor touch da 3 pollici basculante, molto nitido (è un amoled) e dai colori brillanti, però devo ancora verificare se sono veritieri o troppo vividi rispetto al file generato. Le funzioni attivabili tramite tocco dello schermo sono molteplici, si va dallo scattare la foto selezionando il punto di messa a fuoco all’ingrandire la foto in fase di revisione, da notare che si può anche disabilitare la funzione touch dello schermo se non si è amanti del genere.
Sempre nella parte posteriore troviamo la piccola leva di accensione nel tipico stile della serie E, il tasto menu, quello per le informazioni, il cestino e le quattro frecce per spostarsi nei menu con il tasto OK al centro, le frecce sono configurabili a piacimento per quanto riguarda le impostazioni rapide che possono azionare in fase di scatto.
Nella parte posteriore in alto troviamo due tasti, uno per la visione delle foto ed uno configurabile a piacere.
A livello di accessi diretti e configurabili direi che siamo a posto, sono molti e ben disposti, forse un po’ piccoli per dita grosse ma la miniaturizzazione ha seguito quella del corpo ed era prevedibile.
Veniamo al mirino, pezzo forte di questa macchina fotografica, io non sono un amante dei mirini elettronici provenendo dalle reflex analogiche ed avendo sempre usato reflex digitali con mirino ottico di generose dimensioni ma devo dire che questo che monta la e-m5 è di buon livello, nitido e senza sfarfallii e con la copertura al 100%, il passaggio tra schermo e mirino avviene o in modo automatico attraverso un sensore di prossimità oppure si può scegliere si fare tutto manualmente tramite un tasto dedicato posto a lato del mirino, io ho optato per questa soluzione per avere un sensore in meno che consuma comunque corrente.
Un appunto lo devo fare alla Olympus, ad una macchina da 800 euro che vuole essere anche la punta di diamante della casa non si può abbinare una tracolla così misera, è una caduta di stile e di immagine anche se mi rendo conto che oggi le case puntano a vendere in un secondo momento gli optional che un tempo davano di serie e che facevano la differenza.
Nella confezione troviamo un manuale di partenza risicato che spiega solo come accendere la macchina, un dvd con il manuale vero in pdf ed il programma per la gestione della macchina oltre al carica batteria ed il flash esterno, per chi sceglie la versione con il 12-50 ci sarà la brutta sorpresa di non trovare il paraluce, altra caduta di stile rispetto al passato, si sono allineati alla concorrenza nel male purtroppo.
Per me la lente che dovrebbe essere montata sulla e-m5 nel 90% dei casi è il 14-150mm, duttile e valida per le uscite senza pensieri e in cui la riduzione di pesi ed ingombri è importante, al limite in tasca il 9-18 per i paesaggi e a casa il 12-50 da usare solo se il meteo promette pioggia o se si andrà a fotografare in un ambiente ostile con acqua e polvere essendo l’unico tropicalizzato.
Altro suggerimento è l’acquisto immediato del battery grip, costa 250 euro ma è molto utile sia per la sola impugnatura sia per il raddoppio della durata degli scatti disponibili.
Ovviamente io suggerisco l’acquisto di tutti i fissi Zuiko, sono di ottima qualità, sono leggeri e ben si sposano con questo corpo mentre gli zoom li vedo bene per le gite e per le uscite con poche velleità artistiche.
Nelle prossime recensioni vedrò di analizzare menu e scatti ma per questi ultimi ci vuole tempo e lasciare che l’entusiasmo per il nuovo arrivo non vada a influire sul giudizio.

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