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venerdì 22 giugno 2012

Ricerca esasperata della perfezione strumentale

Oggi viviamo un momento storico per quanto riguarda la fotografia veramente eccitante, i produttori spinti dal bisogno di sopravvivere devono crearsi nicchie di mercato e questo li obbliga a sondare nuovi terreni.

Una cosa però la stiamo perdendo, la cultura dello scatto.

Oggi molti si soffermano sulla qualità della foto valutando la nitidezza, la tenuta agli alti iso, i colori, i contrasti…ma della foto poi non si ricorda nessuno, neanche del soggetto principale.

Come mai?

Bè, un po’ perché come accadeva una volta di foto ce ne sono tante ma di belle foto veramente poche. Siamo sommersi da milioni di scatti nel web, milioni di fotografi oggi riversano nella rete di tutto, dallo scatto che ritrae la prima colazione a quello che li ritrae mentre si fanno il bagno e in tutto questo di fotografia c’è ben poco.

Lo scatto compulsivo ha portato molti ad acquistare schede di memoria da 32 giga…pura follia! E riescono anche a riempirle!

Ma diamine, a cosa servono tante foto? Solo a estrapolarne quelle che statisticamente riescono bene a mio avviso, non vedo altra utilità. Io in 15 anni di fotografia digitale ho tirato sù 150 giga di materiale fotografico che va dalle feste in famiglia alle vacanze ai concorsi al puro svago fotografico, sono una marea, lo so, ma ci sono persone che scattano 100 giga di foto all’anno…fotografi seriali oserei definirli.

Partendo da ciò è chiaro che alla fine il senso stesso della fotografia vista e vissuta come una forma d’arte viene meno e ci si perde a parlare di definizione degli obiettivi, di quante linee risolvono, di Mpixel ecc…

Uno scatto andrebbe meditato, se dobbiamo fotografare un fiore, per essere banali, lo scatto dovrà essere unico e ponderato, non una sequenza di scatti cambiando tutti parametri di volta in volta per poi scegliere quello migliore.

La ricerca dello strumento perfetto è una chimera, neanche la reflex full-frame migliore in circolazione con su la lente più performante sfornerà una sola bella foto se a scattare sarà un incompetente.

Al contrario un fotografo che sa usare il proprio mezzo porterà a casa scatti degni di nota anche con una compatta.

Inutile quindi spendere in attrezzatura?

Assolutamente no, bisogna solo avere giudizio e buon senso a mio avviso.

Ansel Adams disse una volta: “non c’è niente di peggio della stampa nitida di un concetto sfocato”. Sante parole, dovrebbero far riflettere sul significato stesso della fotografia che dovrebbe essere un concetto, un’idea che prende forma e trasmette qualcosa a chi la guarda. Avere nitido qualcosa che non vuole dire nulla è inutile!

Sarà anche per questo che con l’avvento delle mirrorless il mercato delle vecchie ottiche manuali usate nell’analogico ha ripreso vigore. Oggi chi vuole FOTOGRAFARE si lancia nei mercatini dell’usato alla ricerca di lenti che avevano ed hanno tutt’oggi un loro carattere. Le lenti Leica erano e sono mitiche per la resa globale, le Yashica erano straordinarie nella resa cromatica e le Zuiko nella compattezza e queste lenti oggi rivivono una seconda giovinezza nelle mani di sapienti fotografi che sanno sfruttarle per rappresentare i loro concetti.

 

 

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