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giovedì 4 ottobre 2012

Quanti iso servono ad un fotografo?

La domanda sembrerà banale ma probabilmente nelle varie case produttrici ormai a comandare le divisioni di ricerca e sviluppo sono i dirigenti del marketing invece di esperti fotografi.

Con la pellicola i fotografi portavano a casa i loro lavori con rullini da 1600-3200 iso e tutti erano soddisfatti, oggi se non si arriva ad avere un valore di 12.000 iso ci si sente castrati, è normale?

Io direi di no, semplicemente le scritte sulle scatole hanno avuto la meglio sul cervello dei fotografi e così se prima tutti volevano avere un 40X come obiettivo oggi tutti vogliono un 12.000 iso come sensibilità massima e sia chiaro, che siano anche usabili in stampa.

Personalmente non sono mai salito oltre i 3200 iso e solo in condizioni veramente al limite altrimenti lascio il valore massimo a 1600 perché preferisco preservare i dettagli piuttosto che sacrificarli in nome della sensibilità.

Alcuni potrebbero obiettare che alti iso servono in certi ambiti, certo, forse nella caccia fotografica dove l’illuminazione può essere scarsa e si deve congelare il momento ma per il resto? Le foto sportive no, ormai i palazzotti e gli stadi hanno illuminazioni tali da rendere superflui iso elevati. Concerti? Neanche perché chi sta sul palco è illuminato così come in teatro.

E allora al comune mortale a cosa servono questi iso così alti?

A nulla, a bloccare l’evoluzione dei sensori che dovrebbe mirare alla qualità massima dello scatto invece di impegnare risorse per creare algoritmi che coprano il rumore generato dagli alti iso.

Preferirei sensori che partano da 50 iso e arrivano a 1600 piuttosto degli attuali che partono dai 200 a salire.

Preferirei vedere impegnata la potenza dei processori di immagine nei calcoli dei colori piuttosto che essere sacrificata per la ricostruzione delle immagini a mosaico che generano le alte sensibilità.

Neanche ai matrimoni nelle chiese servono iso elevati, 3200 bastano e avanzano, mai avuto bisogno di andare oltre e sempre portati a casa i lavori.

C’è poi la possibilità di “tirare” i sensori come si faceva con le pellicole sottoesponendo di uno stop in fase di scatto e recuperandolo poi in post produzione ottenendo i tempi di scatto che si avrebbero avuti con uno stop in più di sensibilità iso ma senza il rumore conseguente. Piccoli accorgimenti che con la pellicola ed oggi con i sensori permettono di non aver bisogno di altissime sensibilità.

Mi si potrebbe obiettare che se a me non servono o non faccia piacere averli posso non usarli e basta. È vero, ma il mio discorso va ancora più a monte e mette in discussione la politica fotografica delle varie case produttrici. Avere una mitragliatrice sul tetto della mia automobile di serie può anche farmi piacere ma se mi risulta inutile preferirei avere qualcosa di diverso e più fruibile come ad esempio un miglior sedile.

La maggior parte delle spese di ricerca e sviluppo è destinata al contenimento del rumore oggi ed è assurdo perché se fosse destinata unicamente alla ricerca del miglioramento della gamma dinamica ad esempio oggi avremmo sensori da paura come resa e probabilmente migliori di quanto non fosse la pellicola a suo tempo. Perché parliamo chiaro, chi è nato con il digitale può anche accontentarsi, ma chi ha usato le dia e le pellicole di qualità sa di cosa parlo quando dico che ancora oggi, dopo oltre 10 anni di digitale, la resa è ben lontana dall’eguagliare quella chimica.

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