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martedì 26 agosto 2014

Cultura fotografica : Nick Ut, 1972

Esistono foto che vanno oltre il premio Pulitzer e divengono icone di un tempo, portatrici di un messaggio che rimarrà impresso nelle menti di chi poserà gli occhi su quello scatto.
Il fotografo di cui intendo parlare si chiama Nick Ut e come tanti nomi di fotografi probabilmente nessuno o pochi lo assoceranno ad una immagine in particolare ma alla fine, quando la vedrete, vi stupirete di non aver collegato nome e foto.
Era il 1972, anno legato alle proteste contro la guerra nel Vietnam, anno caldo dal punto di vista giornalistico e fotografico per chi cercava di raccontare quel periodo drammatico fatto di lotte intestine e guerre esterne.
Un fotografo si trovava in Vietnam già da tempo per seguire gli avvenimenti, il suo nome era Nick Ut, uno dei tanti reporter di guerra ormai avezzi a vedere di tutto o almeno così pensava ma nulla lo aveva preparato a ciò che vide e fotografò quel giorno.
Il Vietnam è legato al napalm, una delle peggiori invenzioni dell’uomo dopo la bomba atomica, una sostanza che supera i 1000 gradi di temperatura quando si infiamma, una sostanza che non solo aderisce al corpo di chi colpisce ma che, grazie all’aggiunta di fosforo, arde ancora di più quando il malcapitato cerca salvezza con l’acqua.
Nick conosceva il napalm, era di casa in Vietnam e se ne faceva largo uso per cercare di stanare i vietcong ma una cosa era vedere l’esplosione da lontano e trovare poi cadaveri di militari carbonizzati e un’altra cosa era ritrovarsi testimone di un attacco finito male che colpiva civili inermi.
Fu così che, mentre si avvicinava al villaggio di Trang Bang appena devastato dal napalm, Nick assistette a una scena che mai avrebbe scordato. Dal fumo nero iniziarono ad apparire figure umane in fuga, con brandelli di pelle che si staccavano dalla carne, con ustioni su tutto il corpo, tra grida di dolore e frastuono della guerra.
Fu un attimo, il tempo di alzare la macchina fotografica e fare click, quasi a caso immagino vista la situazione, il dramma, la tensione.
Qualche scatto ai bambini in fuga, una bimba in particolare nel gruppo era nuda, si era tolta i vestiti nel tentativo di sfuggire al napalm e urlava di dolore.
Nick la prese in braccio e la trasportò al più vicino ospedale dove restò fino a quando la portarono in sala operatoria. La bambina si chiamava Kim Phuc e ce la fece e oggi vive in Canada, ha fondato una associazione che si occupa delle vittime della guerra ed ha mantenuto stretti i rapporti con il proprio salvatore.
Probabilmente Nick Ut non si rese conto della grandiosità del suo scatto e di ciò che ne derivò, un terremoto nelle coscienze sopite dei benpensanti americani, ai tempi della pellicola ( mi sento vecchio a dirlo ) il risultato si scopriva in camera oscura, non come oggi che tutti riguardano subito gli scatti selezionando quelli venuti meglio.
La foto la conoscete di sicuro, sarebbe un’offesa alla storia se così non fosse.


Una nota a margine va spesa per dire che nella maggior parte dei casi avrete visto una immagine ritagliata con la bambina al centro, scelta editoriale del tempo fatta per dare risalto alla drammaticità della scena e per togliere il soldato sulla destra che sembrava indifferente ai bambini.
Anche la decisione di pubblicare la foto non fu semplice, era la prima volta che si pubblicava un bambino nudo e gli editori discussero parecchio ma alla fine prevalse il buon senso e l’importanza documentaristica della foto per fortuna.
Come vedete le foto venivano ritoccate anche con la pellicola, argomento questo che ha sempre creato scandalo con il digitale ma che è sempre esistito.

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