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martedì 17 novembre 2015

4 anni con la Olympus E-5 e non sentirli

Quando parliamo di tecnologia il tempo assume un significato particolarmente importante visti i progressi che si susseguono a ritmo praticamente mensile e questo vale anche per la fotografia.

Ai tempi della pellicola le cose erano diverse, un corpo macchina robusto poteva durare una vita a un amatore perché alla fine se la meccanica interna era robusta la sola cosa che si cambiava era la pellicola assieme alla lente.

Oggi il discorso è un po’ più complicato perché un corpo macchina robusto con ottima meccanica ha un sensore che non si può sostituire e quindi rimane legato ad esso fino a quando non si cambia tutto.

Io nel 2011 presi una Olympus E-5, ultima ammiraglia della casa per quanto riguarda la famiglia delle reflex, il top che all’epoca potesse offrire Olympus e pochi mesi dopo l’acquisto nacque mio figlio con le relative migliaia di fotografie che in questi anni gli ho fatto oltre a quelle legate alle mie uscite fotografiche.

Sente il peso degli anni e tanto lavoro?

No.

Da un lato io sono un maniaco della manutenzione e della cura e se dopo questi anni di lavoro è ancora perfetta come appena uscita dalla scatola sicuramente parte del merito va alle mie cure che però spero siano le stesse che qualunque fotografo riserva alla sua “piccola”.

Alla E-5 ho affiancato di tutto, dalle mirrorless Olympus e Panasonic alle compatte premium ma il cuore è sempre tornato al mirino ottico alla fine con tutte le limitazioni del caso sia ben chiaro.

Il fatto è che i 12 Mp della E-5 per il dettaglio che tirano fuori, la pulizia delle immagini e la perfetta sinergia con le lenti in mio possesso fanno sì che anche provando cose nuove, più potenti, più progredite e potenzialmente migliori alla fine io ritorni al carro armato di vecchia generazione.

Ho potuto saggiare molto in questi anni fotograficamente parlando, anche reflex full frame, senza mai rimanerne stregato o anche solo impressionato. Ho valutato i tanti vantaggi della E-M1 con le lenti serie pro senza però trovare un motivo che me le facesse tenere o preferire al sistema 4\3 di precedente generazione.

Sarà che crescendo di età si inizia a rallentare e a riflettere maggiormente sui reali benefici delle cose ma se guardo le foto uscite da altre macchine non trovo la stessa bontà a 360°, magari hanno qualche picco in più ma anche qualcuno in meno mentre con la E-5 è tutto lineare, equilibrato.

Alla fine finisco sempre per uscire con la E-5 e un paio di lenti se so di voler fare fotografie oppure solo con il corpo attaccato al 14-54II che a mio avviso, pur non essendo un fulmine come il 12-60, è la miglior lente tutto fare che io abbia mai provato per assenza di distorsioni, aberrazioni ecc…

Sono passati 4 anni e per una macchina digitale equivalgono ad almeno 20 rispetto alle analogiche ma non li sente questo ammasso di magnesio, elettronica e vetro.

Con un otturatore garantito per almeno 150.000 scatti la preoccupazione maggiore è legata alla tenuta dell’elettronica ma in tal senso mi rincuora vedere macchine Olympus come la E-1 perfettamente funzionanti dopo un decennio dalla messa in commercio.

Non sto dicendo che il mercato attuale non sia meglio della E-5, solo un pazzo lo affermerebbe ma un conto è un nuovo acquisto e allora uno punta al top del momento come investimento e altra cosa è avere la possibilità di comparare il top di oggi e quello di ieri per oltre un anno di convivenza e poi scegliere in modo ponderato, senza le illusioni dei test o le recensioni spesso fuorvianti dei siti specializzati.

Io per primo ho speso ore e ore a leggere recensioni sia chiaro e ancora oggi lo faccio per tenermi aggiornato ma la realtà è tutt’altra cosa. Quando si scatta nella vita reale si tengono gli ISO bassi, si impara ad esporre correttamente per sfruttare al massimo la gamma dinamica a disposizione e i test perdono valore perché non fotografiamo in un laboratorio ma nel mondo reale.

È inutile cercare di negare che le macchine di 10 anni fa scattavano ottime foto (parlo sempre di top di gamma) e che oggi quelle foto ci sembrano misere solo perché il marketing martellante ci impone acquisti nuovi ogni 6 mesi. Oggi fa sorridere pensare a una reflex top di gamma con sensore da 5 Mp ma posso assicurarvi che le foto scattate con una E-1 a quella risoluzione risultano ancora oggi migliori di tante reflex moderne da 18 o 24 Mp e i 12 della E-5 non hanno nulla da invidiare ai 16 della E-M1 di oggi se non per il minore crop eseguibile in post produzione.

Ovviamente lo stesso discorso lo si può fare anche per le altre marche, io nomino Olympus perché è quella che ho usato ed uso maggiormente ma per Canon, Nikon o Sony vale lo stesso discorso.

Purtroppo la pubblicità è un nemico del nostro cervello e chiunque abbia letto qualche trattato sul marketing sa di cosa sto parlando, il generare bisogni quando in realtà non servirebbero, l’indurre alla spesa senza una reale e tangibile necessità o miglioramento.

 

 

venerdì 13 novembre 2015

Una settimana con il Nexus 5X

Dopo una settimana credo di poter parlare in modo decente del nuovo Nexus 5X a differenza di molti siti che recensiscono i prodotti dopo averli usati un giorno o poco più.

Intanto va detto che il lavoro di Google sull’ottimizzazione dei consumi si vede e molto quando il telefono è in pausa con consumi praticamente nulli mentre con Lollipop il sistema risultava energivoro anche in questa situazione.

Il telefono arriva a sera senza problemi con un uso normale del telefono e per normale intendo:

-2 mail in push

-Facebook e relative notifiche

-Messenger

-What’s Up

-una ventina di foto al giorno con relative upload

-uso misto 3G WiFi

-luminosità manuale scelta a seconda della situazione

-qualche telefonata al giorno

-la sera visione di film o filmati

Con questo uso faccio tranquillamente 4 ore e mezza di schermo acceso che si traducono in un telefono che resta acceso dalle 8 alle 22.

Di telefoni ne ho avuti e ne ho diversi, con batterie ben più capienti di quella del Nexus e la media nella durata è simile se non peggiore quindi direi che il lavoro di ottimizzazione sia hardware che software è stato ottimo senza puntare al top dei processori ma scegliendone uno buono ma non energivoro.

Punti deboli?

Per il prezzo avrebbe potuto essere dotato di stabilizzatore di immagine, non per reale necessità ma appunto per il prezzo di vendita.

La porta usb-C una volta preso un adattatore non crea problemi, leggo tranquillamente le periferiche e se serve posso usare un batteria esterna in emergenza anche se ad oggi non si è mai verificata questa evenienza, sarebbe stato bello avere l’adattatore in dotazione ma ormai fanno così, Sony non mette neanche il carica batterie nella scatola.

La scelta della plastica a me piace, il peso risulta irrisorio e la praticità in un telefono per me è tutto.

Certo, telefoni come il Mate S sono anni luce più belli a livello stilistico con vetri curvi, bordi smussati e tutto quello che si vuole ma questo non serve a nulla nell’uso reale del telefono ma solo a soddisfare l’utente medio che capisce poco di hardware.

Nell’arena ci sono telefoni che costano anche meno del Nexus e offrono di più, è innegabile ed è sempre stato così ma non sono dei Nexus, non ricevono aggiornamenti costanti e sicuri nel tempo, non offrono un sistema operativo pulito e configurabile a proprio uso e consumo.

A chi mi chiede se vale la pena prenderlo io rispondo sempre che dipende dal tipo di utilizzo.

Se uno cerca ottime foto, peso contenuto, buone specifiche e tanta sostanza sì, vale la pena prenderlo altrimenti basta andare su Amazon o simili e prendere un telefono sui 300 euro per vivere comunque sereni e felici.

Ho letto che molti preferiscono spendere 200 euro in più e prendere il fratello maggiore, ne vale la pena?

Per me no, le dimensioni aumentano e vi assicuro che nella tasca posteriore dei pantaloni le differenze si sentono, me ne accorgo io tra lo Zenfone 2 e il Nexus 5X. È vero che a livello di potenza il fratello maggiore ha muscoli ben più grossi ma servono? Per chattare, scrivere su Facebooke Instagram e leggere qualche news? Perché è questo l’utilizzo del 99% degli utenti anche se si illudono di fare chissà cosa con lo smartphone.

Il mio consiglio è di puntare al 5X se volete un Nexus oggi, ovviamente versione da 32 Giga di memoria che sono il minimo sindacale per non avere problemi di spazio. Offre tanto anche se i numeri non fanno scalpore, è un ottimo compromesso tra grandezza e portatilità e soddisfa al 100% l’utente senza lasciare fianchi esposti a problemi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 3 novembre 2015

Nexus 5X test fotocamera

Il nuovo Nexus 5X ha tra le sue peculiarità la fotocamera. Parliamo nel dettaglio di un sensore da 12Mp con singoli pixel più grandi rispetto alla media che dovrebbero favorire l’acquisizione di immagini con poca luce.

In questi giorni la sto mettendo alla frusta provandola in tutte le situazioni tipo e fino ad ora ne è uscita sempre bene con immagini ottime di giorno anche eseguendo un crop al 100% e molto buone in condizioni di scarsa luminosità.

Allego degli scatti di prova con relativo ingrandimento, purtroppo la compressione porta ad una perdita di qualità che nella realtà non c’è.

Le foto con scarsa illuminazione sono eseguita a mano libera e iso automatici, tutte le foto sono fatte con la fotocamera stock senza modifiche.

A mio avviso è ottimo lo sfocato (in relazione alla tipologia di prodotto), la resa cromatica molto neutra e quindi lavorabile in post produzione e la tenuta agli alti iso (sempre in relazione alla tipologia di prodotto).

Purtroppo o per fortuna la fotocamera stock offre veramente poco e zero controlli manuali, per scattare in modo manuale bisogna affidarsi ad altre applicazioni di terze parti che salvano anche in formato raw.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 30 ottobre 2015

Recensione Nexus 5X parte prima

Per una volta metto da parte la fotocamera per parlare di uno smartphone da poco nelle mie mani, il Nesus 5X.

In questa prima puntata non scenderò molto nel dettaglio perché avendolo per le mani da appena due giorni posso solo parlare in modo generale di questo telefono riservandomi degli approfondimenti mano a mano che andrò ad usarlo.

Premetto che di cellulari ne so abbastanza, ho avuto telefoni di tutte le marche e sempre di fascia alta passando da Android a Apple e viceversa senza patemi d’animo e senza pregiudizi.

Della famiglia Nexus ho avuto il primo modello, prodotto da HTC e poi uno prodotto da Samsung saltando la famiglia LG e Motorola perché utilizzavo altri terminali.

Oggi sono tornato al Nexus, nuovamente prodotto da LG come il 4 ed il 5  ed il motivo è semplice, volevo avere nuovamente tra le mani un Android puro da plasmare secondo le mie esigenze, tascabile, leggero e con una fotocamera buona e così la scelta è caduta sul 5X.

 

MATERIALI E COSTRUZIONE

 

Policarbonato posteriore e vetro anteriore, niente metallo per questo smartphone ma devo dire che non ne sento la mancanza, usare solo la plastica favorisce la leggerezza e aumenta la ricezione, due cose fondamentali dopo aver avuto negli ultimi tempi telefoni fatti di vetro e metallo oltre che grandi fisicamente.

Sicuramente per chi come me viene da smartphone da 5.5” pesanti passare al Nexus 5X darà strane sensazioni, sembra che sia vuoto per tanto è leggero e le plastica liscia aumenta la sensazione di avere una piuma in mano.

L’assemblaggio risulta comunque ottimo, nessuno scricchiolio e il corpo unibody aumenta la robustezza anche se viene meno l’effetto wow dei top di gamma odierni che vantano corpi in alluminio e vetri anteriori arrotondati sui bordi.

Nexsus vuole dire essere pratici però, badare alla sostanza e non ai fronzoli e quindi la plastica mi va benissimo.

 

SCHERMO

 

5.2” full hd senza infamia e senza lode, ha una saturazione dei colori non esagerata e comunque è godibile, certo un amoled avrebbe fatto più figura ma va bene così. Il touch risulta preciso e reattivo, non ho avuto nessun problema in tal senso e per fortuna non sono ricaduto tra quelli che hanno avuto problemi di schermi tendenti al giallo.

 

AUDIO

 

Buono in capsula, nelle conversazioni si sente molto bene mentre in vivavoce o ascoltando l’audio di un film i bassi non risultano particolarmente corposi anche se il volume è nella media, avrei gradito solo un suono più avvolgente. Da notare che l’uscita è mono e non stereo come potrebbero far pensare le due feritoie anteriori.

 

RICEZIONE

 

Ammetto che avevo paura, LG non è mai stata un mostro nel campo della ricezione e sia il G2 che il G3 presentavano grosse carenze in tal senso. Per fortuna con il Nexus 5X non ho riscontrato problemi ed anzi devo ammettere che le antenne vanno molto bene, al pari dell’Asus Zenfone 2 che avevo poco tempo fa e che si era dimostrato uno dei migliori telefoni in tal senso.

Io non uso il 4G perché non supportato dal mio operatore ma il 3G va benissimo oltre ovviamente al WiFi a casa.

 

REATTIVITA’

 

Ottima, come si conviene a un Nexus, bisognerà vedere con il tempo ed il crescere delle app installate e relative cash come si comporterà ma per ora con una trentina di app installate non ho riscontrato problemi di fluidità.

Bastano 2 Giga di ram? Sì, sono tanti e pure abbondanti, il resto è marketing e avendo provato telefoni con 3 e 4 giga di ram parlo per esperienza diretta.

 

ROM

 

Io ho la versione da 32 Giga, il minimo sindacale non avendo possibilità di essere espansa, quella da 16 sinceramente non so a cosa potrebbe servire a meno che uno non usi lo smartphone come un banale telefono.

 

LETTORE DI IMPRONTE

 

Funziona ed anche molto bene, la lettura per lo sblocco del telefono è praticamente immediata e non sbaglia mai, almeno per ora. Averlo messo nella parte posteriore forse è stata una necessita, avrei preferito averlo davanti per non dover sempre sollevare il telefono per sbloccarlo ma anche su Huawei è posto dietro e vivono tutti sereni.

 

FOTOCAMERA

 

Ottima, farò un focus a parte con scatti d’esempio ma posso tranquillamente dire che finalmente la famiglia Nexus ha una ottima fotocamera che se la gioca alla pari con altri top di gamma. La pecca sta nel software, Google come sempre non si spreca molto in tal senso sia per quanto riguarda la grafica che le funzioni, quelle essenziali ci sono tutte sia chiaro ma la concorrenza offre maggiori voci creative.

Per me che amo la fotografia è essenziale avere in tasca uno strumento che possa soddisfarmi quando magari durante una passeggiata mi viene voglia di scattare una foto e con questo Nexsus posso stare tranquillo.

Per fortuna Google non ha seguito la mania dei mega pixel fermandosi a 12 ma aumentando la grandezza dei singoli foto recettori permettendo, dai dati che si possono leggere, di acquisire il 40% di luce in più rispetto alla concorrenza. Tutto questo si trasforma in immagini ottime di giorno e buone al calar della luce. Devo ancora testare la macchina con altre app dedicate per valutarla bene ma già con quella stock posso dire che ci siamo, colori neutri, non saturi come quelli che restituisce Samsung ad esempio. Ottimo dettaglio e buona gestione della luce ambiente. Da sottolineare la presenza del doppio flash veramente potente e del laser per la messa a fuoco. Manca lo stabilizzatore ottico ma non risulta una mancanza drammatica anche se averlo aiuterebbe ulteriormente nelle foto serali.

 

BATTERIA

 

Avevo paura lo ammetto, la batteria mi sembrava sottodimensionata e non speravo di arrivare al primo pomeriggio con il mio uso che è pesante ed invece mi ha stupito positivamente. Sarà merito di Android 6 che gestisce ottimamente i consumi specialmente quando il telefono è a riposo ma sta di fatto che faccio tranquillamente 4 ore di schermo acceso che si traduce in un giorno di uso continuativo. Questo mi fa ben sperare per tutti gli altri smartphone sul mercato che hanno batterie più capienti di quella del mio Nexus.

Il cruccio come sempre è il fatto che sia integrata ma dai filmati in rete risulta semplice la sostituzione fai da te se e quando sarà necessario.

 

PRIME CONCLUSIONI

 

La parola che descrive meglio questo Nexus 5X è equilibrio.

Il telefono è godibile e piacevole a 360° senza scontentare su nessun fronte magari rinunciando agli effetti speciali di altri concorrenti in singoli settori.

Avrebbero potuto osare di più con la batteria a scapito di un millimetro in più di spessore ma evidentemente Google non lo ha ritenuto necessario e ci fidiamo delle sue valutazioni.

Difetti non ne ho riscontrati, per ora.

Design e materiali rientrano nel campo soggettivo di chi acquista, oggi sembra che senza metallo non si viva ma spesso si dimenticano i pregi del policarbonato .

Manca una certificazione di resistenza all’acqua ma chi se ne frega, avevo il Sony Z3 e avrò fatto giusto un paio di foto al mare in acqua, si può vivere benissimo senza insomma.

La porta type C mi lascia perplesso, ok, è il futuro e tutti la adotteranno nel 2016 ma oggi risulta ancora scarsamente usata e ci si trova costretti ad acquistare degli adattatori per usare battery banck o per poter collegare chiavette o macchine fotografiche al Nexus.

Manca la ricarica a induzione…e direi per fortuna. Avuta sul Nokia  e usata solo qualche volta per sfizio ma in giro mi serve un cavetto e una presa c’è poco da fare.

Nei prossimi giorni effettuerò dei focus su fotocamera e batteria, due elementi essenziali per giudicare un terminale al giorno d’oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 12 ottobre 2015

Maleducazione dei fotografi

Una cosa che noto sempre più frequentemente è la mancanza di educazione che sta dilagando tra i fotografi amatoriali.

Questa maleducazione si esprime in vari modi, dall’atteggiamento del fotografo che crede di aver diritto di scattare a tutto e a tutti come se in ballo ci fosse il Pulitzer al fatto che avendo una fotocamera i mano in molti non rispettino le leggi.

Mi è capitato di assistere a scene al limite del ridicolo, ad esempio in occasione dell’arrivo di un treno storico a Trieste c’erano fotografi della domenica che pretendevano di piazzarsi sul binario attiguo per immortalare l’arrivo arrabbiandosi pure con il personale ferroviario prima e con la Polfer poi per essere stati mandati via.

Altre volte ho visto “fotografi” pretendere di passare davanti alla fila di spettatori per fare delle foto a qualche evento dimostrando una arroganza e una maleducazione incredibili, se non sei un fotografo ufficiale per un evento hai il diritto di stare in prima fila tanto quando chi non ha una macchina fotografica.

Non parliamo poi delle foto ai minori che dilagano nonostante sia espressamente vietato per legge sia eseguirle che diffonderle in rete. In merito sento le scuse più assurde, dal diritto di cronaca ( quale solo dio lo sa ) alla solita frase: “ tanto le vedono solo i miei amici su Facebook “.

Personalmente chiamo sempre i vigili quando assisto a scene del genere e pretendo la cancellazione immediata degli scatti perché solo così si educano le persone al rispetto delle regole.

Il lato peggiore di questo esercito di fotografi amatoriali è la totale mancanza del rispetto sia della privacy che la mancanza di buon senso quando usano le loro attrezzature. Possibile che in un parco con divieto di calpestare le aiuole si devono sempre trovare fotografi che piazzano qualche “modella” sui prati? Possibile che anche in presenza di espliciti divieti di fotografare ci deve essere sempre qualcuno che lo fa alterandosi quando viene ripreso?

Ma il cervello le persone lo usano oppure quando alzano il mirino abbassano i neuroni?

Mi è capitato di vedere persone sparare il flash negli occhi di neonati in ospedale, persone armate di reflex e di flash esterno che rischiano di creare danni alla retina dei neonati con noncuranza e ignoranza. Ai bambini, fino almeno ai primi 3 mesi, non si deve sparare il flash addosso perché l’occhio si sta ancora formando ma quanti si informano? Quanti seguono le minime regole del buon senso? Si comprano delle reflex che possono scattare a 12.000 iso e poi se non usano il flash si sentono perduti.

Poi ci sono quelli che per andare a fare delle foto alla recita della scuola si portano dietro lo zaino fotografico, ingombrano mezza aula con la loro inutile attrezzatura ( da esibire perché fa figo ) e alla fine scattano con un fondo di bottiglia mentre al resto dei genitori resta poco spazio per godersi la recita. Ovviamente il tutto fatto senza prima far firmare una liberatoria ai genitori per le foto fatte ai loro figli.

Se sempre più gente si irrita vedendo una macchina fotografica quindi i motivi ci sono e sono pure parecchi, io stesso da fotografo provo rabbia quando vedo certi “colleghi” all’opera, rinoceronti un negozio di cristalli direi per l’incapacità di mimetizzarsi ed essere discreti.

Il dramma poi è che molti di loro hanno pure partecipato a corsi ma in questi corsi di tutto si parla tranne che di doveri, di etica, di civiltà e intelligenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 7 settembre 2015

Villa Cosulich a Trieste

Trieste è una città fortunata perché nel passato i ricchi signori locali, siano stati Baroni o commercianti, lasciarono in eredità al Comune un gran numero di ville con relativi parchi da destinare alla popolazione.
Uno di questi lasciti si chiama Villa Cosulich, dal nome del suo ultimo proprietario che nel 1981 la donò assieme al suo parco alla cittadinanza, un’area di quasi 1 ettaro nel cuore del rione di Gretta, un polmone verde di assoluto pregio la cui struttura centrale giace però abbandonata a se stessa e ai vandali ormai da decenni.
Ho potuto eseguire un piccolo reportage all’interno della villa prima che ne murassero le entrate, un piccolo gioiello architettonico segnato dal tempo e dalle scorribande dei ragazzi.

La villa si intravede nella fitta vegetazione e per chi passa è difficile carpirne la bellezza:


Addentrandosi ci si imbatte nella vecchia scala di accesso anch’essa invasa da piante, una scala in pietra, fatta per resistere al tempo e che lotta contro l’incuria e il disinteresse:


Appena prima di entrare lo sguardo si alza e si scorgono i resti di una facciata ricca di pregevoli finiture con colonne e mosaici e la mente non può che volare a tempi lontani, romantici, quando le dimore dovevano esprimere qualcosa della famiglia che vi abitava anche dal loro aspetto esterno:


Varcata la soglia bisogna prendere atto del degrado in cui versa la struttura, con i soffitti che lottano per rimanere al loro posto e le pareti sfregiate dalle scritte insulse lasciate da ragazzi troppo giovani per cogliere la bellezza del luogo:


Pochi passi bastano ad  aprire il cuore e allo stesso tempo a stringere lo stomaco, immaginare come doveva essere questo luogo e vederlo oggi non può che lasciare l’amaro in bocca.
Grandi colonne si innalzano verso il secondo piano e dal soffitto, coperto da una volta di vetro, penetra la luce del sole a dar vita a questa villa silenziosa mentre a terra giacciono resti distrutti dall’incuria e dal tempo:


Anche qua si intravedono piccoli segni di grande bellezza e di un fasto antico:


Salire al secondo piano è stato difficile, le scale versano in condizioni precarie e soprattutto al piano superiore i soffitti sono crollati impedendo l’accesso alle varie stanze, rimane il ballatoio con il suo splendido parapetto in ferro battuto lavorato con motivi floreali:



Adoro fare reportage nella mia città perché offre molto ma allo stesso tempo è doloroso scattare foto in luoghi ricchi di storia, una storia che altre parti del mondo ci invidia, lasciati in totale abbandono mentre potrebbero essere riutilizzati in mille modi.
Fa male vedere lasciti di così tanta bellezza in balia del tempo e dei vandali, al giorno d’oggi chi ha i soldi se li tiene ben stretti e non dona nulla alle città, alla popolazione mentre Trieste ha una lunga tradizione in tal senso con aristocratici e soprattutto commercianti che, arricchitisi grazie al suo porto hanno poi donato qualcosa in segno di riconoscimento.





Le foto sono coperte da copyright, la copia e la diffusione possono avvenire previo autorizzazione.


venerdì 21 agosto 2015

Pulizia sensore macchina fotografica: perchè, quando e come

Le reflex e le mirrorless hanno la peculiarità di poter cambiare le ottiche ma questo comporta anche dei possibili problemi, più o meno evidenti a seconda dei casi.
Le reflex erano maggiormente soggette al problema della polvere sul sensore perché lo specchio interno quando ruotava causava un effetto ventaglio muovendo le particelle di polvere all’interno del corpo che poi andavano a depositarsi sul sensore nel momento dello scatto.
Le mirrorless non sono esenti dal problema sia chiaro ma non avendo parti mobili all’interno del corpo se non la tendina il problema è notevolmente attenuato.
Un utente normale potrebbe vivere tutta la vita senza mai porsi il problema della pulizia del sensore ma il rischio di trovarsi delle imperfezioni nello scatto a mio avviso dovrebbe comunque portare a fare una pulizia periodica.
Come ci si accorge del problema?
Con foto normali potremmo anche non notare la polvere soprattutto se si lavora a diaframmi aperti ma se iniziamo a lavorare con sfondi chiari ed omogenei come il cielo ad esempio e iniziamo a chiudere il diaframma per avere una buona profondità di campo allora ecco che il problema inizierà a manifestarsi.
Per fare una prova prendete un foglio di carta bianco ben illuminato, mettete la messa a fuoco manuale su infinito, settate il diaframma a f22 o comunque al massimo disponibile e scattate una foto per poi andare a rivederla sullo schermo del pc. Se sul fotogramma vedrete imperfezioni, aloni, macchie, o polvere allora sarà giunto il momento di pulire il sensore della vostra amata macchina fotografica.
In commercio esistono kit appositi, non risparmiate in tal senso, sono elementi la cui qualità è fondamentale per non andare a danneggiare il sensore!
Per qualche granello di polvere potrebbe bastare una pompetta apposita presa da un ottico, non usate assolutamente l’aria compressa perché oltre all’aria rilascia anche solventi che potrebbero macchiare il sensore con effetti anche irreversibili.
Se la pompetta non dovesse porre rimedio allora si dovrebbe procedere con delle spatoline apposite inumidite con il loro liquido specifico acquistabili in qualsiasi negozio di fotografia, occhio a prenderle della misura giusta per il vostro sensore.
Con le mirrorless non avrete problemi ad accedere al sensore essendo in bella vista appena togliete l’obiettivo ma per le reflex dovrete fare attenzione a seguire la procedura specifica descritta nel vostro manuale di istruzioni.  Per prima cosa assicuratevi di avere la batteria al massimo della carica, se dovesse esaurirsi nel mezzo del lavoro rischiate di danneggiare l’otturatore che andrebbe a chiudersi di scatto.
Nel menù della fotocamera troverete sicuramente un voce che riporta alla pulizia del sensore e vi permetterà di far sollevare lo specchio in sicurezza per accedere a retrostante sensore.
La pulizia tramite spatola è semplice ma va fatta con estrema delicatezza.
Una volta inumidita la spatolina con il liquido pulente basterà farla scorrere delicatamente sul sensore per pulirlo avendo cura di non lasciare aloni.
In tal senso attenzione ai climatizzatori perché ho notato che se si lavora in stanza troppo fresca e ventilata si rischia maggiormente la formazione di macchie tipo condensa.
Potete anche provare ad usare dei pennelli ma non usate mai pennellini non specifici per sensori! Essi devono essere estremamente morbidi e delicati altrimenti rischiate di rigare qualcosa, anche qua meglio spendere prima che piangere dopo.
Un kit per la pulizia costa in media sui 30 euro e offre almeno 4 spatoline per fare più pulizie nel tempo, se volete portare la macchina in qualche centro assistenza solitamente chiedono la stessa cifra per una singola pulizia.
Ovviamente questo tipo di intervento se va male non è coperto da alcuna garanzia quindi valutate se ve la sentite o meno, personalmente l’ho sempre eseguita da solo senza mai avere problemi ma ognuno si prende le proprie responsabilità in merito.
Con un uso normale della fotocamera, cambiando le lenti in modo intelligiente e avendo cura di non farlo in luoghi polverio solitamente la pulizia del sensore potrebbe limitarsi ad una volta all’anno. Se però fate foto naturalistiche, cambiate spesso lenti all’aperto ecc…allora l’intervento andrà fatto ogni volta che verificherete un degrado nel fotogramma.


venerdì 31 luglio 2015

Fotoritocco, serve ancora il computer?

Siamo nel 2015 inoltrato, è l’era dei tablet e soprattutto degli smartphone ed i pc non solo si usano e si vendono sempre meno ma vengono prodotti da un sempre minor numero di aziende, servono ancora al fotografo?

La prima cosa da dire è che se si scatta in raw il computer è una scelta obbligata a causa della potenza necessaria al loro sviluppo ed elaborazione delle foto.

Se però si scatta in jpg il discorso è diverso.

I tablet e gli smartphone attuali offrono prestazioni a livello di cpu e di processore di immagine pari a quelle di un discreto pc, hanno in media 2-3 giga di ram se non addirittura 4 e tramite micro sd possono avere spazi di archiviazione di 120 Gb senza contare la connessione WiFi per connettersi alla fotocamera e la rete 3-4G per riversare le foto  in rete.

Assodato che un buon smartphone possiede a livello hardware tutto quello che può servire a un fotografo bisogna vedere se anche il lato software è altrettanto valido.

Prendendo me stesso come esempio posso dire che sulle foto eseguo le seguenti operazioni:

-regolazioni alte-basse luci

-regolazioni contrasto e saturazione

-ritaglio

-aggiunta firma

-ridimensionamento e cambio formato della foto

-raramente eliminazione di parti del fotogramma

-regolazione nitidezza

-aggiunta di filtri artistici per effetti particolari come hdr, b&w e simili

 

Sinceramente non saprei quali altri funzioni dovrebbero servire ad un fotografo, non sono mai stato un amante della post produzione spinta che va ad alterare la realtà acquisita tipo il rimodellamento dei lineamenti di un soggetto, l’eliminazione dei brufoli o cose del genere perché sarebbe grafica e non fotografia e potrebbe tornare utile solo a fini pubblicitari.

Per le cose importanti bastano due programmi su Android: Snapseed e Photo Editor.

Il primo è prodotto direttamente da Google e da moltissimi strumenti per lavorare il file preservandone anche la qualità.

Il secondo è gratuito se si accettano i banner pubblicitari o a pagamento per pochi euro per togliere la pubblicità ed è veramente potente e completo a livello di gestione delle immagini.

Sinceramente questi due programmini dovrebbero non solo bastare ma anche avanzare ad un fotografo visto che il 99% del lavoro andrebbe fatto in fase di acquisizione e per il restante 1% serve proprio poco, giusto la limatina finale al lavoro.

Attualmente io uso come smartphone un Asus Zenfone 2 con processore intel e 2 giga di ram, uno smartphone di fascia media che riesce a lavorare tranquillamente le foto e che, con uno schermo da 5.5 pollici, permette anche di non diventare ciechi.

La mia e-5 non possiede nativamente il modulo WiFi ma ho sopperito alla mancanza con una scheda di memoria  Eyefi che fa contemporaneamente da memoria di archiviazione e trasmettitore WiFi per mandare le foto al telefono così una volta finita la sessione di scatti posso scaricarmi le foto, rivederle con calma su uno schermo bello grande e nel caso caricarle su Flickr o altro.

Il computer lo utilizzo solamente se scatto in raw e come base di backup delle foto.

Può questo modo di operare valere per tutti?

Assolutamente no, per prima cosa ci vuole propensione all’uso dello smartphone che non a tutti piace, meglio sarebbe un buon tablet dedicato. In secondo luogo bisogna avere un buon piano dati se si vuole lavorare liberamente fuori da casa, io con Postamobile ho 6 giga di dati al mese a disposizione e mi vanno giusti ma la maggior parte degli operatori mette a disposizione solo 2 giga di dati che sono pochini se si iniziano a caricare e condividere molte foto.

Di sicuro il computer sta diventando e diventerà sempre più un prodotto di nicchia utile ai professionisti ma magari superfluo agli amatori, anche evoluti, ed è importante prendere atto che le nuove tecnologie sono già pronte ed offrono strumenti comodi, completi e potenti alle persone con la facilità e intuitività derivante da una interfaccia touch.

 

 

giovedì 30 luglio 2015

Perchè una "vecchia" Olympus e non una full frame?

In uno dei miei ultimi post raccontavo il ritorno alla Olympus e-5 dopo un paio di anni di astinenza dal sistema 4\3 e giustamente mi è stato chiesto perché non ho preferito passare a un corredo full frame usato.

Per prima cosa il corredo ottico, che è di gran lunga la cosa più importante quando si fotografa, ha fatto sì che la mia scelta fosse indirizzata al rimanere con quel sistema. Non era una cosa vincolante ovviamente, avrei potuto vendere anche le lenti, fare cassa e prendere altro ma cosa trovavo di pari luminosità e caratteristiche nel mondo full frame? A che prezzi?

Giustamente mi è stato scritto che tornavo a un sistema grande e pesante, verissimo, la e-5 non è sicuramente l’incarnazione della compattezza ma vediamo cosa offre nelle sue misure:

-ampio mirino ottico

-display da 3 pollici articolato

-doppia ghiera di controllo

-flash pop up

-sensore aggiuntivo per il bilanciamento del bianco (rarissimo)

-sensore per telecomando infrarosso ( utile )

-presa per sincro flash esterno

-presa per collegamento sincro pc

-tropicalizzazione ( le guarnizioni aumentano i volumi )

-secondo display lato impugnatura retro illuminato

-doppio slot di memoria

-stabilizzatore sul sensore

-sistema di pulizia del sensore Olympus

 

Insomma, di cose da mettere sul corpo Olympus ne aveva tante e quindi lo spazio, comunque ridotto rispetto a top full frame, serviva.

Avrei potuto puntare su una Pentax serie K più compatta ma con meno gadget utili e comunque con impugnatura minore e per quelle misure  sarei rimasto con la em1.

Oltre al corpo vanno considerate anche le lenti, salendo con la dimensione del sensore salgono anche le misure delle lenti a parità di copertura focale e luminosità e la sì che le differenze di pesi e ingombri emergono.

Certo la e-5 ha i suoi 5 anni sulle spalle a livello tecnologico, non pochi, ma sfido come sempre chiunque a distinguere una foto stampata fatta con una full frame ed una fatta con una macchina del sistema 4:3, test già effettuato in passato con impossibilità di distinguere la sorgente dello scatto.

Le lenti poi, il 7-14 che è equivalente ad un 14-28 sul full frame ancora oggi non ha uguali per contenimento delle distorsioni e delle aberrazioni e da solo può valere un corredo per foto in interni, un 14mm equivalente senza le distorsioni tipiche del fish eye con f4 costante e tropicalizzato non è uno scherzo da costruire ed il suo peso vicino al chilo lo dimostra.

Negli zoom poi c’è poca storia, se penso al 50-200swd 2.8-3.5 e mi guardo in giro vedo ben poco che gli tenga testa per dimensioni, luminosità, pesi e costo nel full frame, aggiungendo poi il moltiplicatore 1.4 non c’è proprio storia.

Anche il sensore del full frame per me è sopravvalutato, è vero che ha maggiore latitudine di posa in laboratorio e minore rumore digitale ad alti iso ma…io vivo nella realtà, non salgo praticamente mai sopra i 1600 iso che la e-5 gestisce perfettamente e le poche volte che mi sono serviti i 3200 iso non ho avuto problemi di sorta gestendo in modo corretto l’esposizione in fase di scatto.

In passato ho potuto assaggiare il full frame con macchine prestate da amici senza mai trovarci nulla di straordinario per il mio modo di fotografare senza nulla togliere che magari per chi fa ritrattistica può essere un vantaggio poter avere un sensore full frame al proprio servizio.

Sia chiaro che non è una crociata la mia, parlo da utente normale che mira al meglio per quelle che sono le proprie esigenze, le proprie possibilità e il proprio corredo già in uso.

Un utente Pentax nelle mie condizioni avrebbe magari mirato a una K5 per dire.

Un discorso a parte lo farei sulla tropicalizzazione, essendo emerso in altra discussione. È vero che ben poche persone fotografano nella foresta tropicale o comunque sotto la pioggia ma la tropicalizzazione non serve solo a questo. Un corpo sigillato blocca la polvere, la sabbia, preserva l’otturatore, il sensore di messa a fuoco e il mirino. In passato avevo una e-520, bella macchina ma dopo qualche mese di utilizzo ecco un pelo all’interno del mirino e relativo giramento di scatole e poi, in montagna sulla neve partita elettronica per qualche goccia di acqua arrivata all’interno mentre la usavo con i guanti. Della sabbia non parliamone, un solo granello all’interno del corpo e si dice addio a tutto il meccanismo dell’otturatore. La tropicalizzazione in tal senso vale anche per le lenti, se c’è una cosa che odio è la polvere all’interno delle lenti e solo quelle tropicalizzate ne sono praticamente esenti, le altre, soprattutto gli zoom con lunga escursione creano effetti stantuffo che risucchiano letteralmente dentro di tutto spingendolo poi nel corpo.

Conosco professionisti che “ancora oggi” fanno foto con la e-1 e i suoi 5Mp senza grossi problemi e parlo di professionisti che campano di fotografia. Allo stesso modo conosco amatori che non hanno mai cambiato corpo e non si sono mai staccati dalla lente in kit e vivono sereni.

Esigenze diverse, stili fotografici diversi.

Di sicuro non è l’età della macchina a determinare la bontà dell’inquadratura o la grandezza del sensore a sancire se uno scatto è bello o no. Il termine corredo fotografico indica anche questo, le apparecchiature sono a corredo della fotografia e complemento del fotografo, trova quello giusto e vivrai felice per anni, incappa in quello sbagliato e sarà come vestire mutande strette seppur di marca e di buon tessuto.

 

 

Le innovazioni di Olympus nella fotografia digitale

Olympus è un marchio che amo perché fin dall’epoca della pellicola ha innovato il campo della fotografia e gli altri produttori le sono corsi dietro.


Per restare al digitale cito qualche piccola innovazione creata da Olympus e poi copiata (spesso male) dagli altri:

-pulizia automatica del sensore dalla polvere, prima di Olympus nessuno lo aveva e tutti avevano il problema di dover pulire il sensore per evitare spiacevoli sorprese quando riguardavano gli scatti.

-live view, all’inizio gli altri marchi presero in giro Olympus per questa folle idea di permettere anche a chi aveva un reflex di poter visualizzare sullo schermo ciò che stava riprendendo. La storia insegna che nel giro di due anni tutti si buttarono a copiare tale sistema.

-mirrorless, anche qua Olympus ha innovò il mondo delle reflex togliendo lo specchio, riducendo così pesi e ingombri e permettendo una compatibilità totale con ogni lente sul mercato. Gli altri seguirono con esperimenti spesso mal riusciti.

-art filter, altra innovazione, l’elaborazione direttamente in macchina degli scatti con vari filtri pre impostati senza passare per il pc era impensabile fino a quando Olympus non ha tirato fuori il coniglio dal cappello e anche qua gli altri sono corsi dietro.

-schermo orientabile, sembrerà poco ma nessuno prima di Olympus aveva pensato di rendere il display orientabile e sia per la ripresa che per la revisione degli scatti questa è stata una manna.

-stabilizzatore a 5 assi, altra fantastica idea di Olympus,un sensore che oscilla su 5 assi per compensare il micro mosso. Altri stanno seguendo questa via utile anche nella ripresa dei video.

 

Io credo che chi innova deve essere premiato, chi copia non ha un’anima ma sa solo basarsi sul lavoro altrui.

Per fare un parallelismo Olympus potrebbe benissimo essere considerata la Apple della fotografia solo che il mercato delle immagini è molto più complesso di quello della telefonia o dei pc e a fare i soldi sono quasi sempre i marchi che possono abbattere i prezzi.

Il punto debole di Olympus? Il marketing, l’ho detto e lo ripeterò sempre. Apple è divenuta una potenza per l’ottima campagna marketing portata avanti assieme a buoni prodotti cosa che Olympus non ha saputo fare e qua si vedono le differenze culturali tra americani e giapponesi.

 

Panasonic GX8

Panasonic ha deciso di alzare al massimo l’asticella della proposta micro 4\3 presentando la nuova ammiraglia della serie GX arrivata alla sua ottava incarnazione.

Questa macchina appare un’evoluzione della precedente sotto molti aspetti, in primo luogo ha aumentato leggermente le misure a favore dell’ergonomia ed è sicuramente una cosa positiva.

La nuova GX8 ottiene anche la cura contro pioggia e polvere con una tropicacalizzazione e un corpo in magnesio che farà contenti tutti coloro che ambiscono ad usare la propria macchina fotografica in ogni situazione.

Nuova anche la stabilizzazione che ora lavora contemporaneamente sia a livello di ottica che sul sensore per aumentare i risultati. La cosa è notevole perché fino ad ora sulle macchine fotografiche si doveva scegliere o l’una o l’altra mentre Panasonic è riuscita a far lavorare assieme i due sistemi di stabilizzazione.

Rinnovato anche il sensore che si spinge a 20Mp, mai arrivato così in alto un sensore del sistema 4\3-micro4\3 e sarà da valutare l’impatto che avrà tale risoluzione sul rumore.

Notevole anche il fatto che dai filmati in 4k si possono estrapolare singoli fotogrammi da 8Mp, questo renderà superfluo lo scatto a raffica permettendo di filmare il soggetto in movimento durante tutta la scena e scegliere solo dopo quale attimo usare come fotografia.

Di pregio anche il nuovo mirino elettronico da ben 2milioni di pixel con copertura al 100% e possibilità di essere alzato di 90°.

Non mancano WiFi e NFC per connettersi al volo con smartphone e pc.

Il prezzo per il solo corpo è di 1.200 euro, non bruscolini ma in linea con quanto offerto a livello di tecnologia e materiali.