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venerdì 31 luglio 2015

Fotoritocco, serve ancora il computer?

Siamo nel 2015 inoltrato, è l’era dei tablet e soprattutto degli smartphone ed i pc non solo si usano e si vendono sempre meno ma vengono prodotti da un sempre minor numero di aziende, servono ancora al fotografo?

La prima cosa da dire è che se si scatta in raw il computer è una scelta obbligata a causa della potenza necessaria al loro sviluppo ed elaborazione delle foto.

Se però si scatta in jpg il discorso è diverso.

I tablet e gli smartphone attuali offrono prestazioni a livello di cpu e di processore di immagine pari a quelle di un discreto pc, hanno in media 2-3 giga di ram se non addirittura 4 e tramite micro sd possono avere spazi di archiviazione di 120 Gb senza contare la connessione WiFi per connettersi alla fotocamera e la rete 3-4G per riversare le foto  in rete.

Assodato che un buon smartphone possiede a livello hardware tutto quello che può servire a un fotografo bisogna vedere se anche il lato software è altrettanto valido.

Prendendo me stesso come esempio posso dire che sulle foto eseguo le seguenti operazioni:

-regolazioni alte-basse luci

-regolazioni contrasto e saturazione

-ritaglio

-aggiunta firma

-ridimensionamento e cambio formato della foto

-raramente eliminazione di parti del fotogramma

-regolazione nitidezza

-aggiunta di filtri artistici per effetti particolari come hdr, b&w e simili

 

Sinceramente non saprei quali altri funzioni dovrebbero servire ad un fotografo, non sono mai stato un amante della post produzione spinta che va ad alterare la realtà acquisita tipo il rimodellamento dei lineamenti di un soggetto, l’eliminazione dei brufoli o cose del genere perché sarebbe grafica e non fotografia e potrebbe tornare utile solo a fini pubblicitari.

Per le cose importanti bastano due programmi su Android: Snapseed e Photo Editor.

Il primo è prodotto direttamente da Google e da moltissimi strumenti per lavorare il file preservandone anche la qualità.

Il secondo è gratuito se si accettano i banner pubblicitari o a pagamento per pochi euro per togliere la pubblicità ed è veramente potente e completo a livello di gestione delle immagini.

Sinceramente questi due programmini dovrebbero non solo bastare ma anche avanzare ad un fotografo visto che il 99% del lavoro andrebbe fatto in fase di acquisizione e per il restante 1% serve proprio poco, giusto la limatina finale al lavoro.

Attualmente io uso come smartphone un Asus Zenfone 2 con processore intel e 2 giga di ram, uno smartphone di fascia media che riesce a lavorare tranquillamente le foto e che, con uno schermo da 5.5 pollici, permette anche di non diventare ciechi.

La mia e-5 non possiede nativamente il modulo WiFi ma ho sopperito alla mancanza con una scheda di memoria  Eyefi che fa contemporaneamente da memoria di archiviazione e trasmettitore WiFi per mandare le foto al telefono così una volta finita la sessione di scatti posso scaricarmi le foto, rivederle con calma su uno schermo bello grande e nel caso caricarle su Flickr o altro.

Il computer lo utilizzo solamente se scatto in raw e come base di backup delle foto.

Può questo modo di operare valere per tutti?

Assolutamente no, per prima cosa ci vuole propensione all’uso dello smartphone che non a tutti piace, meglio sarebbe un buon tablet dedicato. In secondo luogo bisogna avere un buon piano dati se si vuole lavorare liberamente fuori da casa, io con Postamobile ho 6 giga di dati al mese a disposizione e mi vanno giusti ma la maggior parte degli operatori mette a disposizione solo 2 giga di dati che sono pochini se si iniziano a caricare e condividere molte foto.

Di sicuro il computer sta diventando e diventerà sempre più un prodotto di nicchia utile ai professionisti ma magari superfluo agli amatori, anche evoluti, ed è importante prendere atto che le nuove tecnologie sono già pronte ed offrono strumenti comodi, completi e potenti alle persone con la facilità e intuitività derivante da una interfaccia touch.

 

 

giovedì 30 luglio 2015

Perchè una "vecchia" Olympus e non una full frame?

In uno dei miei ultimi post raccontavo il ritorno alla Olympus e-5 dopo un paio di anni di astinenza dal sistema 4\3 e giustamente mi è stato chiesto perché non ho preferito passare a un corredo full frame usato.

Per prima cosa il corredo ottico, che è di gran lunga la cosa più importante quando si fotografa, ha fatto sì che la mia scelta fosse indirizzata al rimanere con quel sistema. Non era una cosa vincolante ovviamente, avrei potuto vendere anche le lenti, fare cassa e prendere altro ma cosa trovavo di pari luminosità e caratteristiche nel mondo full frame? A che prezzi?

Giustamente mi è stato scritto che tornavo a un sistema grande e pesante, verissimo, la e-5 non è sicuramente l’incarnazione della compattezza ma vediamo cosa offre nelle sue misure:

-ampio mirino ottico

-display da 3 pollici articolato

-doppia ghiera di controllo

-flash pop up

-sensore aggiuntivo per il bilanciamento del bianco (rarissimo)

-sensore per telecomando infrarosso ( utile )

-presa per sincro flash esterno

-presa per collegamento sincro pc

-tropicalizzazione ( le guarnizioni aumentano i volumi )

-secondo display lato impugnatura retro illuminato

-doppio slot di memoria

-stabilizzatore sul sensore

-sistema di pulizia del sensore Olympus

 

Insomma, di cose da mettere sul corpo Olympus ne aveva tante e quindi lo spazio, comunque ridotto rispetto a top full frame, serviva.

Avrei potuto puntare su una Pentax serie K più compatta ma con meno gadget utili e comunque con impugnatura minore e per quelle misure  sarei rimasto con la em1.

Oltre al corpo vanno considerate anche le lenti, salendo con la dimensione del sensore salgono anche le misure delle lenti a parità di copertura focale e luminosità e la sì che le differenze di pesi e ingombri emergono.

Certo la e-5 ha i suoi 5 anni sulle spalle a livello tecnologico, non pochi, ma sfido come sempre chiunque a distinguere una foto stampata fatta con una full frame ed una fatta con una macchina del sistema 4:3, test già effettuato in passato con impossibilità di distinguere la sorgente dello scatto.

Le lenti poi, il 7-14 che è equivalente ad un 14-28 sul full frame ancora oggi non ha uguali per contenimento delle distorsioni e delle aberrazioni e da solo può valere un corredo per foto in interni, un 14mm equivalente senza le distorsioni tipiche del fish eye con f4 costante e tropicalizzato non è uno scherzo da costruire ed il suo peso vicino al chilo lo dimostra.

Negli zoom poi c’è poca storia, se penso al 50-200swd 2.8-3.5 e mi guardo in giro vedo ben poco che gli tenga testa per dimensioni, luminosità, pesi e costo nel full frame, aggiungendo poi il moltiplicatore 1.4 non c’è proprio storia.

Anche il sensore del full frame per me è sopravvalutato, è vero che ha maggiore latitudine di posa in laboratorio e minore rumore digitale ad alti iso ma…io vivo nella realtà, non salgo praticamente mai sopra i 1600 iso che la e-5 gestisce perfettamente e le poche volte che mi sono serviti i 3200 iso non ho avuto problemi di sorta gestendo in modo corretto l’esposizione in fase di scatto.

In passato ho potuto assaggiare il full frame con macchine prestate da amici senza mai trovarci nulla di straordinario per il mio modo di fotografare senza nulla togliere che magari per chi fa ritrattistica può essere un vantaggio poter avere un sensore full frame al proprio servizio.

Sia chiaro che non è una crociata la mia, parlo da utente normale che mira al meglio per quelle che sono le proprie esigenze, le proprie possibilità e il proprio corredo già in uso.

Un utente Pentax nelle mie condizioni avrebbe magari mirato a una K5 per dire.

Un discorso a parte lo farei sulla tropicalizzazione, essendo emerso in altra discussione. È vero che ben poche persone fotografano nella foresta tropicale o comunque sotto la pioggia ma la tropicalizzazione non serve solo a questo. Un corpo sigillato blocca la polvere, la sabbia, preserva l’otturatore, il sensore di messa a fuoco e il mirino. In passato avevo una e-520, bella macchina ma dopo qualche mese di utilizzo ecco un pelo all’interno del mirino e relativo giramento di scatole e poi, in montagna sulla neve partita elettronica per qualche goccia di acqua arrivata all’interno mentre la usavo con i guanti. Della sabbia non parliamone, un solo granello all’interno del corpo e si dice addio a tutto il meccanismo dell’otturatore. La tropicalizzazione in tal senso vale anche per le lenti, se c’è una cosa che odio è la polvere all’interno delle lenti e solo quelle tropicalizzate ne sono praticamente esenti, le altre, soprattutto gli zoom con lunga escursione creano effetti stantuffo che risucchiano letteralmente dentro di tutto spingendolo poi nel corpo.

Conosco professionisti che “ancora oggi” fanno foto con la e-1 e i suoi 5Mp senza grossi problemi e parlo di professionisti che campano di fotografia. Allo stesso modo conosco amatori che non hanno mai cambiato corpo e non si sono mai staccati dalla lente in kit e vivono sereni.

Esigenze diverse, stili fotografici diversi.

Di sicuro non è l’età della macchina a determinare la bontà dell’inquadratura o la grandezza del sensore a sancire se uno scatto è bello o no. Il termine corredo fotografico indica anche questo, le apparecchiature sono a corredo della fotografia e complemento del fotografo, trova quello giusto e vivrai felice per anni, incappa in quello sbagliato e sarà come vestire mutande strette seppur di marca e di buon tessuto.

 

 

Le innovazioni di Olympus nella fotografia digitale

Olympus è un marchio che amo perché fin dall’epoca della pellicola ha innovato il campo della fotografia e gli altri produttori le sono corsi dietro.


Per restare al digitale cito qualche piccola innovazione creata da Olympus e poi copiata (spesso male) dagli altri:

-pulizia automatica del sensore dalla polvere, prima di Olympus nessuno lo aveva e tutti avevano il problema di dover pulire il sensore per evitare spiacevoli sorprese quando riguardavano gli scatti.

-live view, all’inizio gli altri marchi presero in giro Olympus per questa folle idea di permettere anche a chi aveva un reflex di poter visualizzare sullo schermo ciò che stava riprendendo. La storia insegna che nel giro di due anni tutti si buttarono a copiare tale sistema.

-mirrorless, anche qua Olympus ha innovò il mondo delle reflex togliendo lo specchio, riducendo così pesi e ingombri e permettendo una compatibilità totale con ogni lente sul mercato. Gli altri seguirono con esperimenti spesso mal riusciti.

-art filter, altra innovazione, l’elaborazione direttamente in macchina degli scatti con vari filtri pre impostati senza passare per il pc era impensabile fino a quando Olympus non ha tirato fuori il coniglio dal cappello e anche qua gli altri sono corsi dietro.

-schermo orientabile, sembrerà poco ma nessuno prima di Olympus aveva pensato di rendere il display orientabile e sia per la ripresa che per la revisione degli scatti questa è stata una manna.

-stabilizzatore a 5 assi, altra fantastica idea di Olympus,un sensore che oscilla su 5 assi per compensare il micro mosso. Altri stanno seguendo questa via utile anche nella ripresa dei video.

 

Io credo che chi innova deve essere premiato, chi copia non ha un’anima ma sa solo basarsi sul lavoro altrui.

Per fare un parallelismo Olympus potrebbe benissimo essere considerata la Apple della fotografia solo che il mercato delle immagini è molto più complesso di quello della telefonia o dei pc e a fare i soldi sono quasi sempre i marchi che possono abbattere i prezzi.

Il punto debole di Olympus? Il marketing, l’ho detto e lo ripeterò sempre. Apple è divenuta una potenza per l’ottima campagna marketing portata avanti assieme a buoni prodotti cosa che Olympus non ha saputo fare e qua si vedono le differenze culturali tra americani e giapponesi.

 

Panasonic GX8

Panasonic ha deciso di alzare al massimo l’asticella della proposta micro 4\3 presentando la nuova ammiraglia della serie GX arrivata alla sua ottava incarnazione.

Questa macchina appare un’evoluzione della precedente sotto molti aspetti, in primo luogo ha aumentato leggermente le misure a favore dell’ergonomia ed è sicuramente una cosa positiva.

La nuova GX8 ottiene anche la cura contro pioggia e polvere con una tropicacalizzazione e un corpo in magnesio che farà contenti tutti coloro che ambiscono ad usare la propria macchina fotografica in ogni situazione.

Nuova anche la stabilizzazione che ora lavora contemporaneamente sia a livello di ottica che sul sensore per aumentare i risultati. La cosa è notevole perché fino ad ora sulle macchine fotografiche si doveva scegliere o l’una o l’altra mentre Panasonic è riuscita a far lavorare assieme i due sistemi di stabilizzazione.

Rinnovato anche il sensore che si spinge a 20Mp, mai arrivato così in alto un sensore del sistema 4\3-micro4\3 e sarà da valutare l’impatto che avrà tale risoluzione sul rumore.

Notevole anche il fatto che dai filmati in 4k si possono estrapolare singoli fotogrammi da 8Mp, questo renderà superfluo lo scatto a raffica permettendo di filmare il soggetto in movimento durante tutta la scena e scegliere solo dopo quale attimo usare come fotografia.

Di pregio anche il nuovo mirino elettronico da ben 2milioni di pixel con copertura al 100% e possibilità di essere alzato di 90°.

Non mancano WiFi e NFC per connettersi al volo con smartphone e pc.

Il prezzo per il solo corpo è di 1.200 euro, non bruscolini ma in linea con quanto offerto a livello di tecnologia e materiali.

Olympus e-5, il ritorno

Alla fine è tornata, dopo un mostruoso giro di usato, di rivendite e di attese alla fine la Olympus e-5 è ritornata tra le mie mani. La vecchia signora è stata l’ultima ammiraglia Olympus del sistema 4\3, la sua massima espressione tecnologica al tempo dell’uscita e anche l’ultima della sua specie.

Ho posseduto questa macchina per oltre un anno prima di passare al micro 4\3 e la conosco come le mie tasche nel bene e nel male e tornare a casa è sempre un piacere.

Perché questa scelta?

Le motivazioni le avevo già dette in passato ma posso aggiungerne  di nuove, per prima cosa le misure. Per me che ho le mani grandi usare corpi piccoli, anche se ergonomici come quello della em1 è dura, sento che mi manca quel grip che da anche sicurezza.

Le lenti, io avevo ed ho tenuto un buon parco ottiche 4\3 che mi copre dai 14 ai 400mm equivalenti con tropicalizzazione, luminosità e qualità. Nel micro 4\3 le ottiche ottime non mancano, anzi, sono anche più luminose ma sarà per il sensore diverso o per i nuovi trattamenti delle lenti ma io le ho trovate “fredde”.

Il sensore, altra cosa magari fuori dal tempo ma io reputo che il 12Mp della e-5 vada  meglio del 16Mp delle nuove uscite. Sarà che per la e-5 venne spremuto al massimo il trinomio sensore-processore di immagine-lenti ma per quanto mi riguarda il risultato finale è stupendo. Ricordo ancora l’intervista al responsabile Olympus dell’epoca cui venne chiesto perché non fossero andati oltre i 12Mp per l’ammiraglia e lui rispose che dai loro test quella era la risoluzione migliore per la grandezza del sensore usato dal sistema. Certo, ne sono passati di anni e di sviluppi tecnologici e oggi con la stessa grandezza di sensore e maggiore risoluzione si ha minor rumore ma tolto questo a me piacciono maggiormente le foto fatte con il vecchio sensore.

Il mirino, guardare in un mirino ottico con copertura al 100% è sempre bello ed anche se i mirini elettronici ormai pareggiano in qualità e nitidezza oltre ad offrire più informazioni in tempo reale rimangono sempre degli schermi. Per fare un paragone sarebbe come guardare un panorama dalla finestra o su una tv ultra hd che, per quanto buona, dettagliata ecc…non potrà mai eguagliare la realtà.

Pesi e bilanciamento, qua il micro 4\3 e le mirrorless in generale perdono. Se da un lato i minori pesi sono fantastici con le lenti fisse già con il 12-40 2.8 il tutto si sbilancia sul fronte ottica perdendo in ergonomia. La e-5 è un bisonte, 800 grammi di corpo non sono pochi ma permettono di bilanciare perfettamente ottiche pesanti come il 7-14 o il 50-200 aiutando non poco le riprese.

Chi mi segue sa che amo cambiare o almeno ho amato cambiare provando di tutto per curiosità o anche per convinzione però non ho mai scordato quello che ho avuto e l’ho sempre tenuto a mente come metro di paragone altrimenti ogni nuovo acquisto, drogato dall’entusiasmo, rischierebbe di oscurare ciò che di buono si è avuto in passato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 28 luglio 2015

La lente giusta per una reflex

La parte più importante in una macchina fotografica è la lente che montiamo e su questo non ci piove.

Il sensore, il processore di immagine, il corpo in lega piuttosto che in plastica e tutto il resto sono secondari rispetto alla qualità della lente che scegliamo e per questo consiglio sempre di investire nei vetri piuttosto che nei corpi, soprattutto quando uno inizia a mettere su un corredo fotografico.

Il problema è che ancora oggi vi è scarsa cultura per quanto concerne i numeri che troviamo scritti sulle lenti e molti rivenditori riescono a piazzare fondi di bottiglia dai grandi numeri piuttosto che consigliare qualcosa di valido. Il motivo è semplice, far spendere il doppio all’utente che dovrà in seguito comprare un altro obiettivo.

Per prima cosa bisogna lasciare perdere le lenti dall’escursione focale astronomica perché deve sottostare alle leggi fisiche e scendere quindi a compromessi ottici che fotograficamente parlando sono troppo grandi.

Se cercano di vendervi uno zoom 28-600 mm equivalenti e lo spacciano per ottima lente uscite dal negozio. Quello è un tipo di obiettivo adatto alla vacanza leggera per non avere dietro pesi e fare un po’ di tutto anche se onestamente un fotografo dovrebbe puntare sempre sulla qualità.

Cosa acquistare allora?

In linea di massima nella borsa di un fotografo dovrebbero esserci le seguenti coperture focali equivalenti al 35mm:

-un 28-70mm con f 2.8 costante oppure un 28-100mm con f variabile tre 2.8 e 3.5

-un 100-400mm con f 2.8 costante o almeno un f 2.8-3.5

-una lente fissa per ritratti tra 90 e 150mm con f il più basso possibile

-una lente macro

Con questo piccolo corredo un fotografo potrebbe vivere felice tutta la vita destreggiandosi in tutti gli ambiti fotografici con la certezza di avere degli obiettivi di qualità, luminosi e dalla copertura non estrema per ridurre distorsioni ottiche e aberrazioni cromatiche.

Il costo?

Dipende dalle marche degli obiettivi, diciamo che in linea generale con 3.000 euro (comprando nuovo) ci si sta dentro, molto meno setacciando del buon usato.

Troppi soldi?

La spesa va diluita nel tempo, non si nasce fotografi e quindi si acquistano le cose mano a mano che si prende pratica.

Per chi non vuole spendere esistono in commercio ottime bridge con sensori decenti e buone ottiche che ottengono risultati migliori delle reflex con ottiche scarse.

Diciamo quindi che la prima domanda da porsi deve essere: cosa mi serve realmente?

Stamperò le foto?

È una vera passione o faccio il 90% degli scatti con il cellulare?

Quando ci sono in ballo i soldi è fondamentale essere onesti con se stessi, disilludersi e non cercare l’acquisto che fa figo ma quello giusto.

Ho visto persone dilatare le pupille quando hanno saputo il valore economico del mio corredo ma è una questione di interessi, c’è chi spende per avere una bella auto, chi una bella casa, chi in viaggi e chi come me, nel tempo, ha messo su un corredo che ama.

Se amate la fotografia, come per tutte le cose, il costo avrà la sua importanza ma risparmiando potrete acquistare ottiche di pregio che vi gratificheranno. Se amate la fotografia vedrete la differenza tra un’ottica da 400 euro ed una da 1.400, la vedrete nella nitidezza, nella luminosità, nello sfocato armonioso e nella resa cromatica.

Se volete fare un ritratto il viso dovrà essere perfetto, non deformato da una lente scarsa.

Certo, si deve superare l’ostacolo mentale della lente piccola che non fa figura, perché diciamolo chiaramente, l’ego di molti è proporzionato al cannone che esibiscono quasi fosse un prolungamento del loro pene. Questo è un problema per i professionisti ad esempio perché i clienti quando pagano vogliono vederli armati di una macchina da 5 chili e una lente che sembri un obice e restano delusi se si presentano con un corpo normale e una lente fissa mignon di cui non capiscono la qualità.

Ho visto questa cosa a parecchie cene tra colleghi cui ho preso parte, in locali bui in cui io fotografavo con un 150mm f 1.8 mentre gli altri arrivavano con zoom enormi ma bui. Il risultato? Io fotografavo e loro imprecavano.

Questo alla fine è quello che conta, avere la lente di qualità ti permette di fotografare quando gli altri non possono, ti permette di non usare il flash quando gli altri acciecano e disturbano i presenti, ti permette di fare un ritratto a un parente o amico e regalargli la foto stampata con soddisfazione.

Tutto questo ovviamente riguarda i fotografi, se il discorso fatto non vi tange allora non siete fotografi, mi dispiace, anche a costo di essere brutale le cose vanno dette chiaramente.

 

venerdì 17 luglio 2015

Usato fotografico

Il corredo fotografico di qualità ha un costo elevato, è un dato di fatto perché le lenti buone, con basse aberrazioni, ben corrette otticamente e magari tropicalizzate hanno un prezzo che supera facilmente i mille euro di base e salgono vertiginosamente al pari della qualità offerta.

Io ultimamente ho riscoperto la passione per la ricerca, la caccia all’usato di qualità a prezzo onesto e devo dire che nel giro di qualche mese sono riuscito a mettere su un corredino di tutto rispetto senza spendere follie.

Per fare qualche esempio ho trovato uno Zuiko Pro 12-60 swd tropicalizzato in condizioni perfette a 300 euro quando nuovo superava i 1000, uno Zuiko Pro 50-200 swd tropicalizzato a 400 euro quando nuovo costava 1.400 e uno Zuiko Top Pro 7-14 tropicalizzato a 300 euro che costava nuovo 1.600.  Come corpo sono riuscito a mettere prenotare per fine mese una e-5 con 1.200 scatti a 400 euro a fronte dei 1.600 che costava nuova.

La crisi ha indotto molte persone a disfarsi della propria attrezzatura per fare cassa ed anche se è brutto da dire è il momento di fare shopping e acquistare a buon mercato attrezzature di qualità.

Se tengo conto che Olympus ha un mercato molto ristretto e che subiva poche svalutazioni non immagino quali prezzi si possano tirare con marchi come Canon e Nikon il cui mercato dell’usato è molto più ricco di pezzi.

Alcuni potrebbero obbiettare che prendere cose usate è un rischio e forse è vero ma va anche tenuto conto che se si prendono ottiche e corpi di alto livello il cui costo iniziale è stato molto alto è anche probabile che sia attrezzatura tenuta con una certa cura.

Sicuramente si corrono dei rischi ma personalmente non sono mai incappato in problemi con l’usato e si può sempre cercare lo scambio a mano con test dell’attrezzatura prima di pagare.

Una cosa serve sicuramente, la pazienza, mai lanciarsi sul primo pezzo che capita sotto gli occhi ma sempre vagliare, leggere ed informarsi perché magari ad un prezzo leggermente più alto si potrebbe prendere qualcosa di quasi nuovo mentre per risparmiare si potrebbe fare un pessimo acquisto.

Questo vale soprattutto per i corpi i cui otturatori hanno una vita abbastanza prevedibile. Una reflex entry level può contare su circa 20.000 cicli dell’otturatore, una discreta 70.000 ed una top almeno 150.000 ed è quindi ovvio che se le differenze tra due corpi dovessero essere di un centinaio di euro sarebbe sempre meglio prendere quello di livello superiore oppure quello che conta il minor numero di scatti.

Io quando sono incappato in una e-5 con 1.200 scatti sono balzato sulla sedia, è praticamente nuova essendo garantita per almeno 150.000 scatti e non ci ho pensato su due volte a vendere la e-30 presa poco tempo fa e con il ricavato  e un centinaio di euro vicini passare alla e-5.

Per gli acquisti io mi sono affidato esclusivamente a internet perché i negozianti devono comunque guadagnarci qualcosa ed operano dei rincari senza peraltro offrire garanzie sui prodotti e pagando con paypal ho comunque la possibilità di riavere i soldi se dovessi incappare in qualche furbetto o fregatura.

 

 

venerdì 10 luglio 2015

I ricordi e la fotografia

Come tutte le cose la fotografia può piacere o meno, può annoiare o appassionare ma una cosa è certa, solo la fotografia preserva i ricordi.

Possiamo tenere un diario e scriverci cosa ci capita, cosa facciamo ma non sarà mai come guardare una foto, se tra 50 anni aprissimo il nostro diario avremmo dei ricordi sbiaditi, se aprissimo un album di fotografie rivedremmo come eravamo.

Mi stupisco sempre di quanta superficialità pongono molte persone quando scattano una foto, vedo sempre più cellulari usati al posto delle macchine fotografiche e purtroppo ciò accade anche durante gite o cerimonie.

Che ricordi rimarranno a quelle persone?

Statisticamente chi scatta con un telefono non stampa praticamente mai le foto, le tiene sul telefono stesso o le condivide sui social, ben che vada vengono archiviate su un hard disk ma conosco parecchi fenomeni che avevano qualcosa come 20 giga di fotografie sul loro smartphone e che hanno perso tutto per un guasto al terminale disperandosi per i momenti ed i ricordi svaniti in un momento.

Anche io uso spesso il telefono sia chiaro, quando sono fuori con mio figlio a camminare non porto dietro reflex e lenti ma le foto che faccio le sincronizzo con dropbox prima di tutto, poi le salvo sul pc e le più carine le stampo.

Quanti genitori si rendono conto che i loro figli da grandi rischiano di non avere immagini della loro infanzia?

Pochi purtroppo e non a causa della mancanza di scatti, di quelli ce ne sono fin troppi, ma perché vengono persi per errato stoccaggio.

Quando vado a casa dei miei genitori e sfoglio i vecchi album di fotografie mi si apre il cuore, riaffiorano ricordi e sensazioni lontane e posso assicurare che non accade la stessa cosa guardando una foto su uno schermo.

Ho trattato più volte l’importanza della stampa e per chi mi legge potrò anche sembrare fissato ma ho avuto la possibilità di vedere gli occhi di chi ha perso i propri ricordi digitali e non erano occhi felici. In tanti dopo il fattaccio mi hanno chiesto aiuto, qualche volta riuscendo a recuperare parte dei file con i programmi giusti, altre volte senza poter far nulla per aiutarli.

Che sia una gita scolastica, una festa di compleanno o una uscita normale se fate delle foto fatele bene, selezionate le migliori che non saranno più di una decina anche per i fotografi migliori e stampatele, almeno 13x19 e su carta ruvida, evitate quella lucida che fa tanto figo ma che oltre a deteriorarsi maggiormente può dare problemi se si scannerizza per future copie.

Il mio è solo un consiglio sia chiaro ma gli anni passano per tutti, i ricordi piano piano si perdono nella nostra mente e solo la fotografia potrà permettervi di preservarli e di condividerli in futuro.

 

giovedì 9 luglio 2015

Zuiko top pro 7-14 f4

Una lente che mi aveva sempre attratto era lo #Zuiko 7-14 f4, una lente che ancora oggi, a distanza di tanti anni, non trova validi concorrenti tra le altre marche.

Questo gioiello è bello grande, pesa quasi 900 grammi e si sentono tutti ma copre dai 14 ai 28mm equivalenti senza esagerare con le deformazioni ottiche a differenza di tanti concorrenti.

Con questo obiettivo ho completato la mia copertura ottica che ora spazia dai 14mm ai 400mm con ottiche di elevata qualità sia costruttiva che ottica senza compromessi che spero a fine mese di poter abbinare ad una Olympus e-5 che mi è stata proposta ad un ottimo prezzo.

Di seguito alcune immagini della lente abbinata alla e-30

 

 

A breve spero di riuscire a fare una uscita decente per mettere alla frusta questo obiettivo che ben si sposa con il mio genere fotografico.